18/01/2021 06:00:00

Mafia. Perché Vaccarino è in carcere? I punti oscuri della sentenza

 Il protagonista di questa storia complicata non è Matteo Messina Denaro.

E la motivazione della sentenza di condanna ad Antonio Vaccarino, uscita un paio di settimane fa, non ha dissipato i dubbi che avevamo sollevato dopo gli arresti dell’aprile 2019. Che anzi, oggi sono pure aumentati.

 

L’ ex sindaco Dc di Castelvetrano Antonio Vaccarino è stato condannato dal Tribunale di Marsala a sei anni di carcere, per concorso in rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale con l’aggravante per mafia.

A Tp24 abbiamo approfondito la vicenda in diversi articoli.

Era stato arrestato il 16 aprile del 2019 insieme a due carabinieri (il tenente colonnello Marco Alfio Zappalà, ufficiale della Dia di Caltanissetta e l’appuntato Giuseppe Barcellona, entrambi condannati oggi dal gup di Palermo Annalisa Tesoriere, il primo a quattro anni di carcere in abbreviato, il secondo a un anno con pena patteggiata).

Vaccarino e Zappalà, secondo i giudici di primo grado che hanno fatto propria la tesi accusatoria, sarebbero stati mossi da una “causa comune”: catturare Matteo Messina Denaro.

E Zappalà avrebbe agito senza mandato, visto che aveva la delega per indagare sulle stragi del ’92 ma non quella per la cattura del latitante. Quindi, arrestato e condannato.

Vaccarino invece avrebbe agevolato la cosca. Arrestato e condannato pure lui.

 

LE TRASCRIZIONI DELL’INTERCETTAZIONE

 

L’intera vicenda gira intorno ad una mail contenente la trascrizione di un’intercettazione ambientale fra Sebastiano Parrino e Ciro Pellegrino.

Sono due tizi senza alcuno spessore criminale che parlano tra di loro, convinti che Vincenzo Santangelo (ex condannato per mafia, che ha un’agenzia funebre) si fosse occupato gratuitamente del funerale del pentito Lorenzo Cimarosa (cugino acquisito di Matteo Messina Denaro), morto a causa di una grave malattia nel gennaio 2017.

Non sono mai stati formalmente indagati e le intercettazioni nei loro confronti durarono soltanto tre mesi. Santangelo non li ha mai avvertiti.

Eppure quei dialoghi erano nel contesto di un’indagine sulla cattura di Matteo Messina Denaro, aperta nel lontano 2008.

Vaccarino avrebbe ricevuto da Zappalà uno stralcio di intercettazione (a sua volta ricevuta da Barcellona) e l’avrebbe girata al Santangelo, dicendogli: “Con l’uso che tu sai di doverne fare e con la motivazione che la tua intelligenza sa che mi spinge, un colloquio tra due secondo me pezzi di fango e nient’altro perché non ce ne è altri qua, eh dice c’è andato a fare il funerale fa finta a questo fango che si è pentito che si lanzò tutto (che ha parlato, ndr)”.

Quale uso avrebbe dovuto farne il Santangelo?

Secondo i giudici, l’intenzione di Vaccarino era quella di aiutare Parrino e Pellegrino ad eludere le indagini. Ma il Santangelo non li avvisò.

Nella stessa sentenza, leggiamo che “gli inquirenti non rilevavano, avuto riguardo ai giorni successivi, ulteriori conversazioni rilevanti sul piano probatorio”.

 

PERCHE’ SANTANGELO?

 

Ma se davvero Vaccarino avesse voluto aiutare i due ad eludere le indagini, perché si sarebbe rivolto a Santangelo?

Quest’ultimo, dopo la condanna per mafia degli anni ’90, non è più stato coinvolto in nessun’altra retata, né sono mai emersi degli elementi che avrebbero potuto far pensare ad un suo particolare ruolo all’interno della cosca.

Il Santangelo nel 92 fu arrestato nella stessa operazione di Vaccarino. Ma nove anni prima, nel 1981, ebbe un grave lutto: Francesco Messina Denaro, a Palermo, gli aveva fatto uccidere il fratello Lillo. Forse perché coinvolgeva il figlio Matteo in smodate feste universitarie a base di orge. Oppure perché col suo carattere non era sufficientemente rispettoso delle gerarchie mafiose e delle territorialità. Non solo palermitane.

Al di là dei motivi, siamo proprio sicuri che Vincenzo Santangelo avesse tutta questa voglia di coprire la latitanza di Matteo Messina Denaro, avvertendo i (presunti) fiancheggiatori delle intercettazioni a loro carico? Per altro, dopo essersi occupato del funerale di Lorenzo Cimarosa, che con le sue propalazioni aveva assestato diversi colpi alla famiglia dei Messina Denaro?

 

 

I NASCONDIGLI DEL BOSS

 

La trascrizione completa conterrebbe anche quello che i due tizi si dicevano sui possibili nascondigli di Matteo Messina Denaro. Ma questa parte Vaccarino non l’ha mai ricevuta. E quindi nemmeno Santangelo.

Roba interessante? Pare di no. Almeno secondo l’appuntato scelto Giuseppe Barcellona, che aveva trascritto le intercettazioni, inviando poi gli screen a Zapppalà.

Nell’interrogatorio di garanzia, Barcellona dice di non aver condiviso quell’indagine: “… ho detto ma questo dove ci deve portare, questo Parrinello qua, uno che parla solo di macchine”.

Il giudice gli chiede come nasce questa cosa del verbale trasmesso via Whatsapp, e l’appuntato risponde così:

 

BARCELLONA - Sì, glielo dico subito che io mi prendo le mie responsabilità, me le prendo tutte, le dico la verità. Io in quella circostanza, c’eravamo sentiti forse per telefono, ero un po’ incavolato perché questa indagine non la dovevo fare io, comunque l’ho fatta io, mi ricordo bene che ci ho detto c’è un’indagine qua parla di Matteo Messina Denaro, coglione, un coglione, mi scusi ho usato questi termini.

GIUDICE – Va bene…

BARCELLONA - … è un coglione, (inc) ma qua dice che è in Romania a destra, a sinistra, e lui (Zappalà, ndr) subito fa, dice ma di che cosa parla. No di tante cose, gli ho detto secondo me dicono un sacco di minchiate. Mi ha chiesto, mi ha chiesto la trascrizione, e io come un cretino, e glielo dico, glielo dico sinceramente, come un cretino, anzi prima gli ho detto di, lascia stare, non mi mettere nei casini, e poi come un cretino ho ceduto a questa situazione.

 

COSA VOLEVANO FARE VACCARINO E ZAPPALA’?

 

Volevano catturare Matteo Messina Denaro?

Sempre nella motivazione, leggiamo che una delle principali conferme “dell’accordo illecito” tra i due, starebbe in un’intercettazione in cui Vaccarino dice a Zappalà che “se io arrivo a raggiungere un certo obiettivo, e non dispero sa? Prima di essere operativo in maniera definitiva li voglio tutti qua attorno a me, qua a Palermo o a Bagheria per dire, dove sarà, ma dico… li vorrò tutti vicini e lo sanno e loro lo sanno” (il riferimento è ad alcuni investigatori con i quali l’ex sindaco si sarebbe rapportato nel corso degli anni).

Un accordo non autorizzato dall’autorità giudiziaria, è scritto, “concernente l’acquisizione di notizie riservate volte a perseguire, almeno in apparenza, l’obiettivo della cattura del latitante castelvetranese”.

Secondo la sentenza, Vaccarino avrebbe avuto nei confronti di Zappalà una condotta istigatrice, che lo avrebbe portato a fargli avere quelle trascrizioni. Ma non esiste alcuna intercettazione in cui gliele chiede. E nessun’altra in cui anche solo ne accenna. E ciò che Vaccarino riceve dal colonnello e poi consegna al Santangelo, non contiene alcun accenno al latitante: i due parlano soltanto del presunto favore che il Santangelo avrebbe fatto ai familiari del pentito Lorenzo Cimarosa, col servizio funebre della propria agenzia.

 

PERCHE’ ALLORA VACCARINO E’ IN CARCERE?

 

In sintesi, semplificando un po’, l’impianto alla base della condanna di primo grado è questo: Vaccarino avrebbe istigato il colonnello (allora maggiore) Zappalà, della Dia di Caltanissetta, a consegnargli le trascrizioni. Da qui il  “concorso in rivelazione di segreto d’ufficio”. Dopo le avrebbe passate al Santangelo, in modo che lui avvertisse i due tizi intercettati (“favoreggiamento personale”). Impedendo così di catturare Matteo Messina Denaro (“aggravante per mafia”).

Santangelo però non li ha avvertiti.

Non fa niente. Scrivono i giudici: “Non è necessario che detta azione abbia realmente raggiunto l’effetto di ostacolare le investigazioni o intralciare le ricerche”.

Sì, perché potenzialmente era “idonea a pregiudicare le indagini in corso”.

 

Insomma, qualcosa che non è accaduto ma sarebbe potuto accadere, ha portato ad un processo finito con una condanna per favoreggiamento aggravato. Un Processo iniziato con gli arresti dell’aprile 2019, pochi giorni prima  dell’udienza a Catania di un altro processo:

quello di revisione della vecchia condanna degli anni ’90 di Vaccarino per droga, che si era essenzialmente basato sulle accuse del pentito Vincenzo Calcara.

Una revisione che, seppur rallentata, è andata avanti lo stesso. Inizialmente il procuratore generale della corte di Appello di Catania aveva chiesto la revoca della sentenza di condanna, ma la corte si era dichiarata incompetente per territorio e aveva mandato tutto a Caltanissetta che, poche settimane fa, ne ha disposto l’inizio.

 

Se per i fatti degli anni ’90 Vaccarino dovesse essere assolto, vorrebbe dire che Vincenzo Calcara verrebbe giudicato ancora una volta inattendibile. E a scricchiolare potrebbero essere tanti altri processi di mafia in cui il pentito avrebbe dato il suo contributo.

Intanto, l’ex sindaco di Castelvetrano non sta bene. In carcere ha avuto un infarto, con un impianto di stent coronarico. E le istanze della difesa per ottenere i domiciliari, o anche soltanto il trasferimento presso l’ ospedale Sant’Anna (che ha un buon reparto di cardiologia), sono state tutte rifiutate.

 

Egidio Morici



Native | 2021-06-15 17:40:00
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