Già condannata in sede penale in primo e secondo grado (si attende esito ricorso in Cassazione) per truffa allo Stato, adesso per la 49enne palermitana Antonella La Monica, ex dirigente amministrativo della Procura di Marsala e del Tribunale di Trapani, è arrivata anche la condanna emessa dalla magistratura contabile.
La Corte dei Conti, infatti, l’ha condannata a restituire al Ministero della Giustizia 1064 euro di buoni-pasto (152) ottenuti, secondo l’accusa, con dichiarazioni non rispondenti a verità. Non sarebbe, insomma, rimasta al lavoro per numero di ore (sei più tre di straordinario) previste dalla legge per avere diritto al buono pasto. “Per nessuna delle giornate dettagliatamente elencate in citazione e, ancor prima, nella sentenza n. 138 del 2016 del Tribunale di Marsala – si legge nella sentenza della Corte dei Conti - la convenuta (Antonella La Monica, ndr) ha dimostrato di essere stata presente per più di sei ore lavorative negli uffici di Marsala o di Trapani o, eventualmente, in altri uffici pubblici per il compimento di attività di servizio. L’esame dei tabulati acquisiti dalla polizia giudiziaria ha consentito di accertare che la convenuta in diverse giornate si era effettivamente recata a Marsala ma dopo poche ore (o comunque prima di sei ore) la sua utenza telefonica era già localizzata nei pressi di Palermo. dunque inverosimile la tesi, prospettata in comparsa, per cui la convenuta si trovava a Marsala o a Trapani, mentre contemporaneamente la sua utenza telefonica era segnalata a molte decine di chilometri di distanza. Infine, la responsabilità erariale non è esclusa dal fatto che i dirigenti della Procura di Marsala non procedevano ad immediata contestazione nei confronti della convenuta in merito alla falsità delle dichiarazioni rese nei moduli di richiesta dei buoni pasto”. Per questo, è scattata la condanna “al pagamento del risarcimento del danno erariale in favore del Ministero della Giustizia nella misura di euro 1.064,00 oltre alla rivalutazione monetaria, determinata, secondo gli indici ISTAT, a decorrere dal 9 luglio 2015, data di ultima consegna dei buoni pasto, e agli interessi legali sulla somma”. I giudici concludono parlando di “condotta dolosa”. Il 21 aprile 2016, Antonella La Monica fu condannata dal gup di Marsala Francesco Parrinello a dieci mesi e 22 giorni di reclusione, con 400 euro di multa, per truffa allo Stato. Processata con rito abbreviato, la funzionaria era accusata anche di falso ideologico, ma da questa imputazione venne assolta. La condanna per truffa allo Stato fu confermata dalla Corte d’appello di Palermo il 12 luglio 2019. Adesso, si attende l’esito del ricorso in Cassazione.
Per l’accusa, come detto, l’alto funzionario avrebbe “barato” sui buoni-pasto. Nell’arco di circa un anno, a Marsala, ne ha chiesti 117 (7 euro ciascuno) senza averne, per l’accusa, diritto. Ulteriori contestazioni furono, poi, mosse nell’avviso conclusione indagini preliminari. Si tratta di analoghe contestazioni relative al periodo di servizio a Trapani. In questo secondo caso, i “buoni pasto” ottenuti, ma per l’accusa non spettanti, nel periodo marzo-aprile 2015 sono 35. In tutto, dunque, 152. Per un valore totale di 1064 euro. Altri 19 buoni pasto erano stati chiesti dalla La Monica per maggio-giugno, ma l’indagata revocò la richiesta dopo essere stata convocata in Procura, a Marsala, per essere interrogata (inizio luglio).
L’indagine, svolta dalla sezione di pg delle Fiamme Gialle della Procura, all’epoca diretta dal luogotenente Antonio Lubrano, venne coordinata dal procuratore Alberto Di Pisa e dal sostituto Antonella Trainito. Dalle indagini è emerso che più volte, in merito alla sua presenza in ufficio, La Monica avrebbe attestato il falso.
In diverse occasioni, infatti, è stato accertato, mediante analisi di tabulati telefonici, che nei giorni e negli orari in cui la dirigente attestava di essere in ufficio, in realtà, era altrove. Spesso a Palermo, dove abita. Dalle testimonianze di diversi impiegati della Procura, poi, si è scoperto che spesso arrivava in ufficio tra le 9.30 e le 10 e andava via intorno alle 13. Talvolta, non si vedeva proprio.
A fronte di ciò, dopo aver preso possesso del suo ufficio di piazza Borsellino, La Monica, nell’ambito dei provvedimenti adottati per la “spending review”, dispose per i dipendenti della Procura di Marsala orari di lavoro che, di fatto, impedivano agli stessi di usufruire dei buoni pasto.
Già prima della sentenza di primo grado, il ministero della Giustizia dispose il licenziamento. Evidentemente, in via Arenula, le prove raccolte da Procura e sezione di pg delle Fiamme Gialle furono ritenute più che sufficienti.