Marsala. Processo a zio-orco: avrebbe violentato la nipote minorenne per almeno sei anni
Battute decisive nel processo che, in Tribunale, a Marsala, vede imputato un 49enne marsalese (G.L.) accusato di avere violentato la nipote minorenne per almeno sei anni.
Nell’ultima udienza, infatti, sono state ascoltate due psicologhe, una consulente del pm e l’altra perito nominato dal gip per l’incidente probatorio tenutosi nel 2017.
Le due psicologhe hanno confermato quanto già scritto nelle loro relazioni a proposito della capacità di testimoniare della giovane che sarebbe stata abusata. E che la ragazza “ha capacità di rendere testimonianza” lo aveva affermato, nel luglio di quattro anni fa, la psicologa (Maria Cristina Passanante) nominata dal gip Francesco Parrinello per l’incidente probatorio. Teatro dei fatti sarebbe stata un’abitazione del centro di Marsala, nei pressi dell’ex Tribunale, e un edificio rustico di tre stanze in contrada Ventrischi. Il presunto “zio-orco” avrebbe ripetutamente abusato sessualmente della nipote (la figlia della sorella) sin da quando questa aveva undici anni. Un incubo che per la giovane, che adesso ha 25 anni, sarebbe finito - non senza, però, conseguenze psicologiche che la segneranno per tutta la vita – intorno ai 17 anni. Il procedimento penale scattò quando la vittima, qualche tempo dopo avere raggiunto la maggiore età, trovò la forza di confidarsi con la madre, raccontando quanto aveva dovuto subire e sopportare. Dopo lunga riflessione, quindi, si decise di sporgere denuncia. La giovane ribadì le sue accuse davanti al gip Parrinello il 6 maggio 2017 nel corso del primo “incidente probatorio”. Allora, rispondendo anche alle domande del pm Niccolò Volpe, la ragazza, non senza sofferenza psicologica, raccontò gli abusi di cui sarebbe stata vittima per sei lunghi anni. In aula, erano presenti anche il difensore dell’imputato, l’avvocato Chiara Bonafede, e i due legali della “parte offesa”, gli avvocati Salvatore De Blasi e Giovannella Maria Licari. Nel processo, è già stato ascoltato il luogotenente Andrea D’Incerto, all’epoca comandante della stazione di Petrosino, dove nel 2016 si presentò la ragazza, ormai maggiorenne, per denunciare lo zio. E in primo momento anche un cugino. “L’indomani, però – ha detto il luogotenente D’Incerto - la giovane è tornata in caserma per dire che il cugino le aveva detto qualcosa, ma non le aveva mai messo le mani addosso”.
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