20/03/2021 06:00:00

Sistema Montante, parte seconda: la rete di potere, Crocetta, i video hard 

Sapevamo già tutto, ma adesso che "tutto" è messo nero su bianco, fa un certo effetto.

L’ex Presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, “nella sua qualità” di Governatore, secondo la Procura di Caltanissetta, si sarebbe messo “a disposizione” dell’ex Presidente degli industriali della Sicilia, Antonello Montante, “asservendo agli interessi di quest’ultimo e dei soggetti a lui legati gli apparati dell’amministrazione regionale sottoposti, direttamente e indirettamente, ai suoi poteri di indirizzo, vigilanza e coordinamento”.

Ecco quanto si legge nell’atto di accusa della Procura nissena nei confronti di Rosario Crocetta e Antonello Montante, per i quali i pm chiedono il rinvio a giudizio nell’ambito del procedimento per corruzione a carico dell’ex imprenditore già condannato nella prima tranche dell’inchiesta a 14 anni di carcere.

In totale sono 13 gli indagati. Crocetta è accusato di essersi messo «a disposizione di Montante, asservendo agli interessi di quest’ultimo e dei soggetti a lui legati, gli apparati dell’amministrazione regionale, tra l’altro mediante la nomina di assessori individuati da Montante». All’ex questore di Perugia De Felice, direttore della Dia dal 2010 al 2014 i magistrati contestano di avere esercitato «le proprie prerogative istituzionali – è scritto ancora – sia investigative che direttive, in maniera tale da soddisfare gli interessi personali di Montante e di soggetti allo stesso strettamente collegati, adottando, anche su esplicita sollecitazione, iniziative pregiudizievoli nei confronti di soggetti invisi a quest’ultimo e favorendo, invece, quelli da lui ritenuti vicini».

LE ACCUSE A CROCETTA. Secondo i pm di Caltanissetta Rosario Crocetta ha ricevuto 400mila euro per la sua campagna elettorale del 2012, 200 milavenivano da Montante, gli altri dall’imprenditore Giuseppe Catanzaro, a capo della società che gestiva la discarica di Siculiana. E nel caso dell’ex presidente della Regione le accuse sono molto pesanti. Avrebbe favorito Montante, infatti, non solo per i finanziamenti “in nero” ricevuti per la sua campagna elettorale ma anche per “evitare la diffusione di un video a contenuto sessuale che lo ritraeva in atteggiamenti intimi con minorenni tunisini”. Un’accusa pesantissima per Crocetta che reagisce immediatamente: “Non sono mai stato con un minorenne, non esiste alcun video hard con ragazzini tunisini. È un pettegolezzo che mi porto appresso dal 2008 quando mi candidai per la seconda volta a sindaco di Gela. Presentai anche una denuncia finita nel nulla. E a distanza di 15 anni ancora si parla di questo video inesistente. Sono senza parole. La macchina per creare il mostro da sbattere in prima pagine si è messa in moto”. E anche sul finanziamento illecito? “Me lo spiegassero loro le procure devono presentare prove e non opinioni, dove sono le prove del video e dei soldi? Io vengo tirato in ballo senza che c’entri un accidente, ci sono persone che spettegolano. Perché non viene citata neppure una intercettazione a mio carico”.

FAVA.  “Esattamente due anni fa, il 19 marzo 2019, la commissione antimafia approvava la relazione sul ‘sistema Montante’. Lo ricorda il presidente Claudio Fava, che sottolinea come “nelle pagine di quella relazione veniva plasticamente ricostruito un sistema pervasivo che piegava la macchina amministrativa e il governo della Regione siciliana agli inqualificabili interessi di pochissimi. Le conclusioni della nostra relazione sono oggi confermate dalla procura di Caltanissetta, punto per punto, responsabilità per responsabilità: il governo Crocetta è stato l’esecutore della volontà di un gruppo di potere parallelo che per anni ha delegittimato regole, norme e prassi parlamentare”.

“Per una volta – conclude Fava – la politica ha saputo anticipare il lavoro, meritorio, delle Procure. Per taluni erano solo gossip, per noi è stato il frutto di mesi di indagine, di riscontri documentali, di testimonianze acquisite. Un lavoro di cui oggi possiamo andare orgogliosi.

Ecco perché possiamo dire che sapevamo già tutto. Per inciso, la relazione della Commissione Antimafia è pubblica ed è scaricabile cliccando qui.



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