L'incendio ad Alcamo. Interviene l'ex Provincia. Salviamo i boschi: "Disastro annunciato"
Il Commissario straordinario del LCC di Trapani, Raimondo Cerami, interviene sull'incendio di qualche giorno fa a Monte Bonifato, ad Alcamo, rispondendo anche al deputato Antonio Lombardo che ha rilasciato una dichiarazione che contiene diverse informazioni ritenute “fuorvianti e incomplete sull'incendio”.
“L'incendio ha avuto origine e si è propagato in un quartiere cittadino dalle pendici del monte Bonifato, lontano dai confini della RNO Bosco d'Alcamo, di cui il Libero Consorzio Comunale di Trapani è Ente Gestore” afferma il commissario Cerami.
Allo stato non si può escludere che l'origine dell'incendio sia stata dovuta ad un'azione incauta di bruciature di ramaglie che abbia causato il divamparsi dell'incendio, causando panico tra i residenti non senza reali danni.
“Fino a tarda notte le squadre di pronto intervento hanno lavorato per impedire gravi danni ai villini, salvaguardando l'incolumità delle persone e delle cose. Solo il forte vento non ha impedito di bruciare alcuni terreni incolti all'inizio perimetrale della pre-riserva” continua la nota.
Cerami, rispondendo a Lombardo, ricorda che “già da 5 anni esiste una Convenzione tra il Libero Consorzio comunale di Trapani, il Comune di Alcamo e il Dipartimento dello Sviluppo Rurale, che prevede la realizzazione d' interventi per i
viali tagliafuoco e per la tutela dell'ecosistema boschivo che annualmente coprono una superficie totale di ettari 107.50.94”.
Sugli incendi di questi giorni che hanno interessato anche altre zone della Sicilia è intervenuta anche l'associazione Salviamo i boschi. Da marzo sono stati oltre 50 gli incendi in Sicilia. L'associazione ha presentato un esposto alla procura di Trapani e domani sarà sentita in commissione antimafia. L'associazione parla di disastro annunciato. Ecco la nota.
Una sequenza impressionante di incendi sta devastando la Sicilia. Sono più di 50 gli incendi, iniziati nel mese di marzo, quando andarono a fuoco le Cave degli Iblei e la Riserva di Vendicari, e non accennano a fermarsi. Solo negli ultimi due giorni, incendi di ampie proporzioni si sono sviluppati a Palermo (Monte Pellegrino), Alcamo (Monte Bonifato), Licodia Eubea (lago Dirillo), Lipari, la Sughereta di Niscemi, più altri focolai minori in vari altri centri dell’isola.
Purtroppo si stanno avverando le nostre previsioni, fatte all’indomani dell’audizione in Commissione Ambiente, lo scorso 5 maggio. Dalle parole del Dirigente Generale del Corpo Forestale, il dott. Salerno, avevamo avuto conferma della gravità della situazione e che non c’era nessun reale elemento di novità rispetto agli anni precedenti, tranne il protocollo d’intesa per la vigilanza proposto alle associazioni ambientali e agli operatori agricoli. L’uso delle nuove tecnologie, l’assunzione di nuovo personale, la pianificazione territoriale, erano tutte misure auspicate, ma ancora di là da venire. Ciò che già allora era evidente e ci aveva fortemente preoccupato, era il ritardo nell’avviamento dei lavori di pulizia dei viali parafuoco che a tutt’oggi non sono ancora partiti e che forse mai partiranno, perché sul bilancio ordinario della Regione non c’era la copertura finanziaria e dunque sono stati spostati sui fondi comunitari del PO (Piano Operativo) FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale). Ma perché Bruxelles finanzi il tutto è necessaria una modifica dello stesso Piano, che non è per niente scontata e che comunque necessita di tempi lunghissimi.
Quindi la data di ultimazione dei lavori prevista dal Piano Regionale Antincendi, ovvero il 15 giugno, è una chimera o un semplice numero sulla carta perché il rischio è che i lavori quest’anno non solo non verranno finiti, ma neanche iniziati!
Questo gli incendiari lo sanno bene e hanno lanciato la loro sfida prima del solito.
Ci chiediamo come sia possibile che, nonostante i ripetuti appelli, le mobilitazioni, gli esposti in Procura, si sia arrivati a questo disastro ampiamente annunciato e che dunque poteva essere evitato se si fossero messe in campo una serie di misure preventive e di controllo del territorio. Ci giunge notizia che l’asso nella manica dell’assessore Cordaro sarebbe “l’anticipo” della stagione antincendi al 3 giugno. Misura necessaria ma di certo non risolutiva, anzi una semplice pezza per
coprire le ferite della disfatta, perché l’assenza della manutenzione e dei viali parafuoco (tanto per fare un esempio) depotenzia e rende estremamente pericoloso il lavoro di spegnimento delle squadre antincendio che operano da terra. Di certo, non si può parlare di “anticipo” se la Sicilia brucia da marzo e si sono già rivelate tutte le inefficienze, le mancanze e le complicazioni del sistema di prevenzione e spegnimento incendi della Regione Sicilia. Cosa volete anticipare, se poi le cisterne dei mezzi antincendio arrivano in ritardo e vuote per giunta in luoghi che sono ormaiscene del crimine: quello ambientale e quello contro il patrimonio!?
E poi, perché continuare a lavorare sullo spegnimento degli incendi anziché sulla prevenzione? Semplicemente perché manca una capacità di programmazione o perché fa comodo che gli incendi scoppino per poter alimentare l’industria del fuoco?
Tanti aspetti in questa vicenda sono oscuri e meriterebbero un’indagine approfondita da parte degli organi preposti. La Procura di Trapani ha individuato e denunciato due presunti incendiari responsabili dei roghi di Monte Cofano dell’agosto 2020, ma non basta: ci aspettiamo che le indagini proseguano e si estendano a tutta la Sicilia perché la garanzia della sostanziale impunità che ha sempre accompagnato questo tipo di reati ambientali non fa altro che aumentarne la frequenza, con danni incalcolabili per l’ambiente e per tutta la collettività. Per questo, oltre ad aver presentato un dettagliato esposto alla Procura di Trapani, abbiamo chiesto di essere ascoltati dalla Commissione Regionale Antimafia con cui è fissata un’udienza per il prossimo giovedì 27 maggio.
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