×
 
 
07/07/2021 06:00:00

Il Coronavirus e le varianti: la Delta e la Epsilon, resistente agli anticorpi

 Tra le 11 le varianti individuate del virus SarsCoV2, sono cinque, quelle più diffuse ormai in decine di Paesi di tutto il mondo. Dopo la variante inglese, quella brasiliana e la Delta, conosciuta come indiana o Kappa, questa volta tra le nuove mutazione del Sars Cov2 che la Epsilon, "Variants of concern".

La variante Epsilon più resistente agli anticorpi

Quest’ultima variante è ritenuta pericolosa perché particolarmente resistente agli anticorpi. Individuata per la prima volta in California, è al momento poco diffusa nei paesi europei e, secondo la banca internazionale Gisaid, ci sarebbero due soli casi in Italia. A rilevare la mutazione è stato lo studio coordinato dal biochimico Matthew McCallum, dell'Università di Washington a Seattle, e pubblicato sulla rivista Science. La ricerca sottolinea la necessità del sequenziamento, in quanto considerato uno dei metodi più importanti per contrastare la diffusione del Covid. Lo studio condotto da McCallum, basato sull’analisi di 57 campioni, ha rilevato tre mutazioni che rendono questa variante particolarmente resistente agli anticorpi. Le tre mutazioni si troverebbero sulla ormai famosa proteina Spike, quella utilizzata dal virus per riuscire a entrare nelle cellule del nostro organismo. Né gli anticorpi a Rna messaggero, né quelli generati dall’infezione da Covid riuscirebbero a contrastarla. Le osservazioni che sono state pubblicate su Science si basano sull'analisi del plasma prelevato da 15 soggetti vaccinati con due dosi di Moderna, da 33 vaccinati con due dosi di Pfizer-BioNtech e da 9 che avevano contratto l'infezione da SarsCoV2.

Le altre varianti, le caratteristiche e il livello di diffusione

Al momento l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e i Centri per il controllo delle malattie (Cdc) degli Stati Uniti includono nel gruppo delle Vco le varianti Alfa, Beta, Gamma e Delta. In entrambe le liste la Epsilon è ancora inclusa nel gruppo delle varianti sotto osservazione, le cosiddette Voi (Variants of Interest).

 ALFA (B.1.1.7), identificata nell’ottobre 2020 in Gran Bretagna, si è rapidamente diffusa in tutto il mondo sostituendo la versione precedente del virus SarsCoV2. Rispetto a quest’ultimo si trasmette infatti con un’efficienza maggiore del 50%. Attualmente è la variante dominante nel mondo. E’ tenuta sotto controllo la sua versione portatrice della mutazione E484K, la cui diffusione è in aumento. Secondo i dati aggiornati alle ultime 4 settimane della banca internazionale Gisaid, che raccoglie le sequenze dei virus, la sua diffusione in Italia è del 53,5%.

BETA (B.1.351), identificata in Sudafrica, anche questa variante sembra diffondersi con un’efficienza maggiore del 50% rispetto al virus originario e più facilmente tra i giovani. In Italia la banda dati Gisaid non rileva nuove segnalazioni nelle ultime 4 settimane.

GAMMA (P.1), identificata all’inizio del 2021 in Giappone e poi in Brasile, è guardata con attenzione a causa di tre mutazioni, indicate con le sigle: N501Y, E484K e K417T, coinvolte nell’efficacia con cui il virus si lega al recettore Ace2 delle cellule umane. Secondo i dati Gisaid nelle ultime 4 settimane la sua diffusione in Italia è stata del 7,3%.

DELTA (B.1.617.2), identificata in India, si è rapidamente diffusa in un centinaio di Paesi grazie alla grande efficienza con cui si trasmette, stimata fra il 50% e il 60% superiore rispetto alla variante Alfa. La variante Delta, ex indiana, continua a diffondersi in Europa e in Italia. Per l'Iss, la mutazione del Covid che più preoccupa è già presente al 22% ed è stata riscontrata in 16 regioni, tra cui la Sicilia. Ma si va dal 70% di prevalenza in Friuli al 2,9% proprio della Sicilia.

Efficacia dei vaccini contro la variante Delta

Contro la variante Delta Uno studio Usa ha verificato un'efficacia dopo la prima dose di Pfizer dell’80% e di Moderna dell’83%, uno studio pubblicato su Lancet ha fissato a 76% l’efficacia di AstraZeneca. Le cose cambiano però con la variante Delta: i dati inglesi mostrano un calo di protezione 4 settimane dopo la prima dose per Pfizer al 36% e per AstraZeneca al 30%.
Con la vaccinazione completa l'efficacia di Pfizer contro la variante Delta è del 79% (contro il 92% sulla Alfa), quella di AstraZeneca del 60% (73% verso la Alfa). Moderna ha appena pubblicato i risultati di uno studio effettuato in India in laboratorio, dove si riscontrano riduzioni modeste (da 3,2 a 2,1 volte) per le varianti Delta e Kappa (altra variante indentificata in India). Tutti i vaccini sia in Usa che in Unione Europea sono efficaci nel prevenire il 100% di casi gravi e decessi. La doppia dose protegge bene dal rischio di ospedalizzazione e morte anche in presenza della variante Delta, anche se in maniera lievemente inferiore: Pfizer è risultato efficace al 94% dopo la prima dose e al 96% dopo la seconda. AstraZeneca previene i ricoveri con efficacia al 71% dopo la prima dose e 92% con la seconda.