Trapani, estorsione dipendenti supermercato con complicità dei sindacati. Verso il processo
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Il gup del Tribunale di Trapani Emanuele Cersosimo ha ammesso sette parti civili (e cioè quelle individuate come “parti offese” dalla Guardia di finanza) nel procedimento a carico delle sei persone rimaste coinvolte nell’indagine “A shot of money”, relativa alle estorsioni in busta paga che sarebbero state commesse, fino all’inizio del 2019, in danno di diversi dipendenti del supermercato Conad di Trapani quando questo era gestito dalla società “L’Arcipelago”.
Estorsioni che, secondo quanto emerso dall’indagine delle Fiamme Gialle, sarebbero state commesse addirittura con la complicità di due sindacalisti. E cioè di coloro i quali avrebbero dovuto tutelare i lavoratori.
Il rinvio a giudizio è stato chiesto dalla Procura di Trapani per Gianluca Amato, 47 anni, di Carini, Salvatore Vitale, 42 anni, anche lui di Carini, ma residente a Palermo, rispettivamente presidente del Cda e consigliere delegato de “L’Arcipelago”, Massimo Leonardi, 47 anni, catanese, Romina Fiore, 38 anni, palermitana, responsabili all’epoca dei fatti del Conad di Trapani, e i sindacalisti Nunzia Bivona, 50 anni, palermitana, della UilTucs, e Antonino Bignardelli, 53 anni, di San Vito Lo Capo, della Cildi. Tutti sono accusati di estorsione in concorso. Amato e Vitale anche di riciclaggio.
A difendere gli imputati sono gli avvocati Salvatore Longo, Salatore Cusenza, Fabrizio Baudo, Pia Cristina Fallucca, i palermitani Rodolfo Calandra e Simona Sodano, nonché Alessandro Lupi e Maurizio Sordini del foro di Velletri.
Tra i legali di parte civile, invece, ci sono Claudia Castiglione, Gaetano Di Bartolo e Giuseppe Buscaino. Il gup non ha ammesso come parti civili due ex dipendenti non indicati nel capo di imputazione come vittime. Tra gli imputati, la sindacalista Bivona ha chiesto di essere processata con rito abbreviato.
Prossima udienza: il 19 ottobre, quando interverranno la maggior parte dei legali impegnati nel procedimento. Il caso esplose ai primi di novembre 2020, quando il gip di Trapani dispose sei misure cautelari personali interdittive (divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e la professione di conciliatore sindacale), nonché il sequestro preventivo di circa mezzo milione di euro, quale profitto illecito dei reati di estorsione e auto-riciclaggio. Secondo quanto emerso, i titolari della società che gestiva supermercati a marchio Conad a Trapani e Palermo, con l’aiuto dei due sindacalisti, avrebbero preteso dai dipendenti del punto vendita trapanese (sette le “parti offese” individuate) l’attestazione di aver percepito lo stipendio pieno, come da contratto nazionale, pur ricevendo somme più esigue. E ciò con il “ricatto” del possibile licenziamento. E gli imprenditori sarebbero stati spalleggiati, con “pressioni” sui lavoratori, dai due sindacalisti. L’indagine è stata condotta dal luogotenente Antonio Lubrano e dal maresciallo Salvatore Missuto, che quando erano in servizio alla sezione di pg delle Fiamme Gialle della Procura di Marsala (oltre vent’anni) hanno maturato una vasta esperienza sul fronte delle estorsioni in danno dei lavoratori. I casi più clamorosi quelli approdati alla condanna del panettiere Giuseppe Bonafede e dei “caporali” in campo agricolo Maggio e Angileri.
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