All'improvviso quel giorno, quelle urla, la chiamata, l'ambulanza, i mille battiti del cuore che non ne voleva sapere di fermarsi, l'ospedale, i medici, la fine. Non c'eri più. Il mio Leo era andato via per sempre.
Era l’11 novembre del 2010.
Un breve saluto, gli occhioni sempre aperti e sorridenti, il sorriso stampato sulle labbra e quell'aria da chi non chiedeva molto alla vita ma che sapeva trasformare quel poco che aveva in felicità infinita. Ho perso molto tempo a chiedermi cosa avessi fatto di male io, cosa avessi fatto di male tu, cosa avessimo fatto di male tutti noi, e non ho mai trovato una risposta, forse perché la risposta giusta non c'è. Succede.
Succede che quel giorno eri lì a sorridermi e che il giorno dopo avevi deciso di salutarci tutti senza avvisarci. Succede, è successo, succederà a tutti, ma nessuno è mai pronto, tutti ci troviamo impreparati di fronte alla morte.
Non accetterò mai l'idea che tu non ci sia più, non mi arrenderò mai dinanzi a quello che è successo. Posso solo abituarmici con te nel cuore, con il tuo sorriso stampato sulla mia pelle e i tuoi occhi grandi a mostrarmi la strada. Ciao, figlio mio, ogni tanto mi sembra di vederti e quelle volte voglio scriverti, come se fossi partito per un lungo viaggio e prima o poi tornerai.
Il tuo papà e la tua mamma
Antonino Di Giovanni