"Non ha diagnosticato in tempo un infarto". Accusa per dottoressa a Casteveltrano
Omicidio colposo è il reato contestato ad un medico in servizio a Castelvetrano, la 31enne partannese Ester Clemenza, che secondo l’accusa non sarebbe riuscita a diagnosticare in tempo un infarto in corso ad un paziente, morto 12 ore dopo. La dottoressa era impiegata nel PPI, punto di primo intervento, che ai tempi era ospitato all'interno del Pronto Soccorso dell'ospedale di Castelvetrano.
Il processo è stato avvaiato davanti al giudice monocratico di Marsala Matteo Giacalone. A difendere l’imputata è l’avvocato Giusy Ileana Cannia.
Vittima un agricoltore campobellese di 60 anni, Stefano Marchese.
Il processo si è aperto con la testimonianza della moglie della vittima, la marsalese Antonietta Maria Saladino. “Quella mattina – ha dichiarato la moglie in aula – mio marito tornò a casa cinque minuti dopo essere uscito per andare a lavorare in campagna. Era tutto sudato, nonostante non avesse ancora iniziato a lavorare, e diceva ‘mi sento male, mi sento male’. Mi disse che aveva dolore al petto e alle spalle. Lo abbiamo, perciò, portato subito in ospedale, dove siamo arrivati dopo 20/30 minuti. L’infermiere che per primo lo vide ci disse che non era nulla di grave”. Poi, intervenne il medico, che secondo l’accusa (pubblico ministero è Maria Milia), avrebbe agito con “negligenza, imprudenza e imperizia”.
La dottoressa Clemenza, in particolare, secondo quanto emerge dal decreto che ha disposto il giudizio (gup Francesco Parrinello), non avrebbe indagato a sufficienza per formulare una corretta diagnosi, effettuando poi “un’errata scelta sul piano clinico-terapeutico”. Infuse un antidolorifico, “oscurando – secondo l’accusa – il sintomo principale del paziente, ovvero il dolore, e rendendo, in tal modo, meno agevole l’accertamento della reale patologia”.
In serata, l’agricoltore morì per infarto. I suoi familiari, che tre giorni dopo presentarono querela alla polizia, si sono costituiti parte civile. A rappresentarli sono gli avvocati Giuseppe Pantaleo, Lilla Giovanna Lo Sciuto e Gianni Caracci. L’Asp di Trapani è stata tirata in ballo nel processo come “responsabile civile. Il legale, in questo caso, è Anna Bandini.
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