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03/03/2022 16:57:00

La lettera di Matteo, 19 anni, a Sergio Mattarella 

Egregio Signor Presidente

Mi ero promesso di scriverLe a fine mandato presidenziale, per porgerLe il mio amichevole ringraziamento per quanto, in questo settennio, ha fatto per la nostra amata nazione. Oggi, dopo la rielezione Le scrivo con un duplice sentimento, quello di gratitudine e quello di augurio.

Intanto caro Presidente mi presento, sono Matteo Iacono un ragazzo di 19 anni, nato a Vittoria in provincia di Ragusa il 14 Novembre 2002. Sono cresciuto in una famiglia umile, di fede Cattolica, dove grazie a Dio, pur non avendo grandi lussi, non ci è mai mancato il necessario. Sono cresciuto nella mia amata città Ipparina, nel quartiere parrocchiale del Santissimo Rosario, dove mi sono formato come persona, cristiano e cittadino. Nell’anno scolastico 2020-2021 ho conseguito il diploma artistico con votazione 100/100, presso il Liceo artistico G. Carducci di Comiso. Nell’ottobre scorso, dopo un percorso di discernimento vocazionale personale e diocesano, sono stato ammesso all’anno propedeutico, previo ad un eventuale ingresso in seminario. Insieme al percorso di discernimento ho intrapreso gli studi teologici presso la Pontifica Facoltà Teologica di Sicilia “San Giovanni Evangelista” di Palermo. La comunità del propedeutico è formata da undici giovani e meno giovani appartenenti a tre diverse diocesi: Palermo, Ragusa e Trapani. La comunità risiede presso l’Oasi diocesana di Baida, che per dieci anni ha ospitato L’Eminentissimo Signor Cardinale Salvatore Pappalardo prima della sua morte. La comunità del propedeutico vive la propria esperienza separata dal Seminario Arcivescovile, che si trova in centro città, proprio per custodire quel discernimento libero che porterà ognuno di noi ad una scelta di vita. Vivere in comunità è un’esperienza meravigliosa, ognuno di noi “profuma” di storie, tradizioni, vissuti e terre diverse, dove l’arte dell’accoglienza è sintomo di vera civiltà, cristianità e umanità.

Spesso al mattino prima di iniziare la giornata, scandita dall’ora et labora, mi affaccio al balcone e guardo gran parte della città di Palermo, che Lei Signor Presidente conosce più di me, e ne resto entusiasta; le uniche parole che riesco a pronunciare sono quelle di ringraziamento al Padre per avermi dato la grazia di essere parte viva di questa famiglia, che si chiama Italia. Credo che ogni città sia espressione dell’Italia tutta, formata da quartieri malfamati, mediocri e borghesi, da zone curate, e da altre devastate dalla criminalità, da uomini capaci di uccidere un amico per lucro, ma allo stesso tempo piena anche di uomini, pronti a dare la propria vita per dare voce alla verità: persone come il Suo compianto fratello Piersanti, Padre Pino Puglisi, Carlo Alberto Dalla Chiesa, i magistrati Falcone, Borsellino e Livatino e tanti altri; che non rappresentano soltanto il volto di una Sicilia bella e vera, ma il volto di una nazione, che dovrebbe imparare da questi uomini a vivere in piena unità.

Caro presidente, penso che in questi lunghi anni di attività politica, e soprattutto in questi sette anni di presidenza abbia davvero potuto toccare con mano la realtà di un’Italia, che non è solo frutto di conquiste e di terre unificate, bensì l’insieme di valori che già univa i popoli in una sola comunità. Alla luce di ciò, mi rammarica sentire parole di divisione e di odio da parte di uomini o donne impegnate nel sociale e nella politica, i quali anziché dare speranza e alito alla democrazia, la sfruttano facendone oggetto spudorato di propaganda, violentandola e uccidendola.

Papa Francesco a riguardo della nostra Chiesa Cattolica dice: “Sogno una chiesa, con il volto di una madre, che accarezza, comprende e accompagna”; penso che questo sogno del Santo Padre debba essere comune ed alla base di chi governa questa nazione.

Sono davvero onorato di averla come nostro Presidente, da cristiano da cittadino Italiano e infine, ma non per questo meno importante, da siciliano. Per la seconda volta consecutiva il parlamento italiano ha rieletto la stessa persona per un secondo mandato. Ringrazio Dio, che ha saputo darLe nuovamente la forza e l’audacia per rinnovare quel Sì che a parer mio non è banale e scontato, bensì ricco e variopinto da tanti valori e sentimenti: amore e dedizione per la nazione, spirito di servizio, responsabilità, coraggio.

Sono davvero molteplici i problemi che oggi deturpano il mondo e la nostra identità nazionale. La società di oggi pare voglia farci ritornare ai tempi in cui ancora il termine persona era sconosciuto, laddove per indicare l’entità uomo o donna veniva usato il termine prosopon, ossia maschera; purtroppo è la realtà del momento, la società di oggi ha smarrito la gioia di essere sé stessa, la spontaneità e la responsabilità di rappresentare, con il proprio essere, l’intera collettività. Tutto ciò paradossalmente porta a non prendersi cura di sé stessi e del prossimo e a maggior ragione della casa comune che abitiamo, portando l’uomo a vivere molto spesso per inerzia. Quanti femminicidi, quanti suicidi, quanti aborti, quanti monumenti distrutti, quanta usura, quanto imbroglio, quanta falsità nel mondo e nella nostra splendida penisola. Siamo riusciti a chiudere le finestre del cuore, ad impedire al sole della giustizia, della fede, della speranza, della collettività, della verità e del patriottismo di poter inondare la nostra vita e farne un capolavoro. Naturalmente scrivo alla luce delle poche esperienze fatte nella mia giovanissima età, ma a una cosa, caro presidente, ho sempre tenuto: vedere la bellezza innata che vi è per dono di Dio in tutto ciò che mi circonda, senza lasciarsi sopraffare dalle influenze negative. Mai mi sono permesso di dire che nella mia amata città in cui sono nato e cresciuto, Vittoria, non esisteva la mafia, ma sarebbe una bestemmia anche dire che tutti i miei concittadini siano mafiosi. Con questo sentimento non potrò mai dire che l’Italia è una nazione democraticamente, socialmente e moralmente perfetta, ma sarò orgoglioso di dire che è una nazione che umanamente, con coraggio, sforzi e sacrifici, riesce a dare il meglio di sé e a correggere tutte le sue imperfezioni. Lei, carissimo presidente, è sicuramente più di tutti, a conoscenza delle pagine della storia della nostra nazione, perciò non posso che chiederle e allo stesso tempo augurarle di riuscire sempre a guidare il governo, il parlamento, le regioni, la nazione tutta ad un rinnovato sentimento di ricostruzione, lealtà e di vera umanità, e di invogliare tutti i nostri connazionali ad essere persone vere, capaci di amarsi, amare il prossimo e amare l’incalcolabile patrimonio culturale e artistico in cui viviamo.

Caro, presidente da concittadino e da fratello, nella fede Le assicuro la mia umile preghiera, affinché lo Spirito Santo possa sempre suscitare nel suo cuore sentimenti di pace, lealtà, servizio, fede e forza. Credo con profonda convinzione che nel suo ruolo vi è lo scrigno della nostra costituzione e vi è in realtà lo specchio di uomini e donne, di nascituri e giovani, di adulti e anziani che hanno fatto, fanno e faranno la storia e la gloria della nostra patria.

Concludo questa mia amichevole lettera con le Parole di San Giovanni Paolo II, che pronunziò al Parlamento Italiano in seduta comune, nel pomeriggio di Giovedì 14 Novembre 2002, stesso pomeriggio in cui venivo al mondo.

 

Dal mio cuore sgorga spontanea una preghiera: da questa antichissima e gloriosa Città - da questa "Roma onde Cristo è Romano", secondo la ben nota definizione di Dante (Purg. 32, 102) -chiedo al Redentore dell'uomo di far sì che l'amata Nazione italiana possa continuare, nel presente e nel futuro, a vivere secondo la sua luminosa tradizione, sapendo ricavare da essa nuovi e abbondanti frutti di civiltà, per il progresso materiale e spirituale del mondo intero.

Con profonda stima Egregio Signor Presidente la saluto, e la ringrazio per il tempo che spenderà nel leggere questa mia lettera.

Cordiali Saluti

Matteo Iacono



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