Trapani, su Bulgarella interviene anche il costituzionalista Guzzetta: "E' un uomo morto..."
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"Si sta ammazzando un imprenditore onesto". Interviene anche il noto costituzionalista Giovanni Guzzetta sul caso del noto imprenditore di Trapani Andrea Bulgarella, del quale di recente si sono occupate anche le Iene.
«Si ricorda il libro di Joseph Heller, Comma 22? Ecco, siamo finiti purtroppo nella stessa identica situazione», dice sconsolato il professor Giovanni Guzzetta, al Riformista. «Nonostante Bulgarella sia scagionato da tutte le accuse – prosegue Guzzetta – per la banche continua a essere considerato un soggetto estremamente pericoloso: a oggi nessun istituto di credito sul territorio nazionale è infatti disponibile ad aprirgli un conto corrente».
Il procedimento a carico di Bulgarella si è chiuso da tempo con un nulla di fatto già nella fase delle indagini preliminari. I magistrati di Firenze, il procuratore Giuseppe Creazzo ed i pm Alessandro Crimi e Angela Pietroiusti, erano invece convinti che Bulgarella fosse addirittura l’imprenditore di riferimento di Cosa Nostra. I carabinieri del Ros, che condussero le indagini, avevano ipotizzato che Bulgarella avesse reimpiegato in Toscana i capitali del clan di Messina Denaro. Accuse pesantissime che, come detto, sono evaporate già prima di arrivare davanti al giudice.
Professor Guzzetta, il fascicolo nei confronti di Bulgarella si è chiuso ma non nel caso concreto non è cambiato nulla.
Esatto. Premesso che i danni economici subiti da Bulgarella a causa di questa indagine sono stati enormi dal momento che ha dovuto vendere tutte le proprietà, il futuro non è affatto roseo.
Ci spieghi.
Essendosi il procedimento chiuso nella fase delle indagini preliminari, quindi senza una sentenza di assoluzione nel merito, Bulgarella non potrà avere alcun risarcimento. Ma questo è il meno. Il problema principale adesso è non riuscire ad aprire un conto corrente e quindi a lavorare.
È difficile fare l’imprenditore senza almeno un conto corrente…
Esatto. È un uomo morto, non è in condizione di fare pagamenti di qualsiasi genere: dai fornitori ai dipendenti. Con i limiti che esistono sui pagamenti in contante di fatto è impossibile. Bulgarella non può effettuare alcuna operazione.
Possiamo ricostruire l’accaduto?
Quando scoppiò l’indagine, i conti bancari di Bulgarella vennero immediatamente chiusi senza alcuna motivazione.
Come andò nel concreto?
Molto semplice: le banche hanno receduto dal contratto.
Potevano?
Certo, c’è una disposizione del codice civile che lo prevede. Ricordo però che il codice civile risale al 1942 e all’epoca nessuno si era posto il problema che si potessero chiudere i conti correnti. Oggi ci sono le norme sull’antiriciclaggio che hanno modificato il quadro normativo.
Ma ora che Bulgarella è stato scagionato da tutte le accuse? Le banche devono per forza prenderne atto.
Ripeto, non è cambiato nulla.
Avete provato a chiedere spiegazioni?
Il sistema bancario non permettere di accedere ad alcuna informazione: appena si digita il nome di Bulgarella in un qualsiasi istituto bancario appare un “alert” sullo schermo che blocca tutte le procedure che sono in essere.
Avete provato allora a scrivere alla Banca d’Italia?
Sì, ma nessuno ci ha risposto.
E avete provato a chiedere al giudice visto che tutto è nato da un procedimento giudiziario?
Sì. Abbiamo chiesto al giudice che sollevasse il conflitto di legittimità costituzionale su questa norma contenuta nel codice civile. Ma il giudice non ha ritenuto di dover procedere.
È la teoria di Davigo: Bulgarella è un colpevole però non sono state trovate le prove.
Esatto. Bulgarella per lo Stato italiano è un paria. Pur essendo innocente, è nelle stesse condizioni di chi ha riportato condanne gravissime per associazione a delinquere.
Una situazione paradossale a dir poco.
Guardi, qui si sta ammazzando un imprenditore onesto. Essere siciliano significa essere attinto da un pregiudizio insuperabile. Per Bulgarella vale la presunzione colpevolezza.
Ci dovrà essere una soluzione da qualche parte.
Bulgarella, purtroppo, è finito nel classico imbuto senza uscita.
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