Alex Britti in concerto alle Cantine Fina. Kebrillerà 2026
Alex Britti farà tappa a Marsala il 7 agosto per Kebrillerà 2026, l’appuntamento estivo firmato Cantine Fina.Il concerto si terrà in cantina, nell’ambito del BRITTINTOUR’26. I cancelli...
Falso ideologico e truffa aggravata in concorso in danno dell’Inps allo scopo di incassare indennità di disoccupazione non dovute. Sono queste le accuse mosse a 51 persone, quasi tutte di nazionalità tunisina, ma anche qualche italiano e cittadini dell’est europeo, sotto processo davanti al giudice monocratico di Marsala Francesca Maniscalchi.
Il processo (“Zidani Sahar + 50”) è alle prime battute. Finora è stato ascoltato solo un teste del pm. Prossima udienza l’8 luglio. Secondo l’accusa, i braccianti, in concorso con Giuseppina Randazzo, per la quale si è proceduto a parte, nella trasmissione della denuncia aziendale, avrebbero indotto in errore “i funzionari dell’Inps che, ritenendo sussistenti i presupposti per ottenere le conseguenti prestazioni previdenziali e assistenziali, disponevano l’iscrizione nell’apposito elenco dei lavoratori agricoli, successivamente presentando telematicamente all’Inps, la domanda di disoccupazione agricola nella quale dichiarava di avere prestato a favore dell’azienda giornate lavorative in realtà mai realizzate”.
Le indennità percepite andavano da 500 a oltre 7 mila euro. Epoca dei fatti contestati: 2016/17. Tra gli avvocati difensori, Alessandro Casano, Vincenzo Fabio Pernice, Antonina Bonafede, Anna Giuseppa Calamia, Fabrizio D’Andrea, Antonina Milazzo, Laura Montana, Ignazia Rallo, Silvia Di Girolamo, Simone Bonanno, Antonino Rallo. Sullo stesso fronte, l’altro processo in corso in Tribunale è il “Di Dia Giovanni + 40”). In questo caso, imputati sono alcuni imprenditori e loro dipendenti, almeno sulla carta, che in concorso avrebbero chiesto e ottenuto indennità di disoccupazione, per l’accusa non dovute, tra 600 e 12 mila euro ciascuno. Gli imprenditori sotto processo sono Giovanni Di Dia, di Marsala, Salvatore Leggio, di Partinico, e Giuseppe Romualdo Bonafede, marsalese, ma residente a Trappeto. I tre sono imputati anche per associazione per delinquere. La vicenda ruota attorno all’impresa edile “AGEMA srl” di Marsala.
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