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07/07/2022 08:07:00

La Cassazione ha annullato (di nuovo) la condanna ai fratelli Sfraga

La Cassazione (prima sezione) ha nuovamente annullato, per la seconda volta, con rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli, la sentenza che nel febbraio 2021 aveva visto la conferma della condanna, per “illecita concorrenza con minaccia o violenza”, a tre anni di carcere ciascuno per i fratelli Antonio e Massimo Sfraga, di 55 e 48 anni, di Marsala.

I due commercianti erano rimasti coinvolti nell’indagine sulla “mafia nel trasporto dell’ortofrutta”, condotta dalla Dia di Roma e dalla Squadra mobile di Caserta e che il 10 maggio 2010 consentì, con 68 arresti, lo smantellamento di un “asse criminale” camorra-mafia che, secondo l’accusa, imponeva il monopolio dei trasporti su gomma ai commercianti che operano nel settore dei prodotti ortofrutticoli. Per gli inquirenti, gli Sfraga, grossisti dell’ortofrutta nel versante sud marsalese (zona Strasatti-Petrosino), sarebbero stati, nel settore, il trait d’union tra la camorra e Cosa Nostra.

Il processo d’appello bis era stato ordinato dalla Cassazione oltre sei anni fa. La Suprema Corte, infatti, annullò la precedente sentenza con “rinvio” ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli. La Suprema Corte, infatti, annullò la precedente sentenza con “rinvio” ad altra sezione della Corte d’appello di Napoli. Una decisione adottata a fine ottobre 2015, quando gli ermellini accolsero la richiesta della difesa (avvocati Diego Tranchida, Raffaele Bonsignore e Gustavo Pansini), rinviando indietro il processo che aveva visto condannati, sia in primo che in secondo grado, i fratelli Sfraga per “illecita concorrenza con minaccia o violenza”. Ad essere annullata, per un nuovo processo, fu la sentenza con cui, il 7 gennaio 2014, i giudici d’appello napoletani (quinta sezione) avevano confermato la condanna a tre anni di carcere ciascuno inflitta, il 27 gennaio 2012, dal gup campano Alberto Cairo. Antonio e Massimo Sfraga, ex ras locali nel settore del trasporto dell’ortofrutta verso i mercati campani e laziali, furono condannati insieme ad altre trenta persone. Per gli inquirenti, i fratelli Sfraga sarebbero stati imprenditori di riferimento dei capimafia Riina e Provenzano, garantendo il monopolio del trasporto verso Fondi (Lt) e altri mercati meridionali a ditte del clan casertano. L’organizzazione avrebbe “condizionato il libero mercato”. Ma ancora una volta, gli avvocati Tranchida, Bonsignore e Pansini sono riusciti a far annullare la condanna, per un nuovo processo d’appello. 



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