Nuova udienza del processo nato dall'operazione antimafia "Eirene", che vede tra gli imputati l'ex vicesindaco di Alcamo Pasquale Perricone e l'ex senatore Nino Papania, accusati, a vario titolo, di voto di scambio politico-mafioso. Davanti ai giudici, Perricone ha scelto di rispondere alle domande dell'accusa, fornendo la propria versione dei fatti e respingendo l'ipotesi che il denaro consegnato a Giosuè Di Gregorio fosse destinato all'acquisto di voti.
«Era un rimborso per l'impegno profuso»
Secondo la ricostruzione dell'ex amministratore, durante la campagna elettorale per le Regionali del 2022 contattò Di Gregorio per chiedergli se fosse disponibile a sostenere la candidatura di Angelo Rocca, coordinatore del movimento Via. Perricone ha precisato di aver citato il nome di Papania esclusivamente per evidenziare il peso politico della candidatura.
Per quanto riguarda la somma di denaro al centro dell'inchiesta, l'imputato ha spiegato che si sarebbe trattato di un rimborso spese richiesto dallo stesso Di Gregorio e non del corrispettivo per raccogliere preferenze elettorali.
Le intercettazioni e il riferimento ai voti
Tra gli elementi acquisiti dagli investigatori figurano alcune conversazioni intercettate durante un incontro in una pizzeria di Trapani. Secondo la Procura, da quei dialoghi emergerebbero riferimenti a somme di denaro collegate alla raccolta di voti.
Perricone ha però sostenuto che quelle affermazioni fossero riconducibili esclusivamente alle opinioni espresse dal suo interlocutore e non a un accordo condiviso. Ha inoltre dichiarato di non aver mai preso in considerazione modalità illecite per ottenere consenso elettorale.
«L'unico contributo della campagna elettorale»
Rispondendo alle domande dei pubblici ministeri, Perricone ha affermato che quella sarebbe stata l'unica somma da lui corrisposta nel corso della campagna elettorale del 2022. Ha inoltre spiegato che la decisione sarebbe stata concordata con il candidato Angelo Rocca, escludendo un coinvolgimento diretto di Nino Papania.
Secondo la sua versione, l'ex senatore avrebbe potuto essere informato dell'episodio soltanto successivamente e attraverso Rocca.
Le intercettazioni che coinvolgono Papania
L'indagine ha documentato anche alcune conversazioni intercettate dopo il risultato elettorale, ritenuto deludente. In una di queste, gli investigatori attribuiscono a Papania parole di forte disappunto nei confronti di Perricone per il denaro speso a fronte di un numero di voti ritenuto insufficiente.
L'ex senatore, dal canto suo, ha reso dichiarazioni spontanee nel corso del procedimento, sostenendo di non avere mai conosciuto Giosuè Di Gregorio e di essere rimasto estraneo ai rapporti intercorsi tra quest'ultimo e Perricone.
Il processo proseguirà nelle prossime udienze con l'esame degli ulteriori elementi raccolti dall'accusa e delle difese degli imputati, che restano presunti innocenti fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.