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27/03/2026 06:00:00

Processo Eirene, oggi nuove testimonianze a Trapani: in aula le vittime di estorsione

Si torna in aula oggi, 27 marzo, al Tribunale di Trapani per uno dei processi più delicati degli ultimi anni in provincia. Il procedimento “Eirene” entra in una fase cruciale: saranno ascoltate alcune presunte vittime di estorsione. Un passaggio che può dare concretezza alle accuse e raccontare, dal vivo, il peso del sistema contestato dagli inquirenti.

 

Le accuse: mafia, voti e affari
 

Al centro del processo ci sono imputazioni pesantissime: associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, estorsioni e traffico di droga.

Secondo l’accusa, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, esisteva un sistema rodato di rapporti tra ambienti mafiosi e politici, finalizzato a orientare il consenso elettorale in cambio di favori.

Imputato principale è l’ex senatore alcamese Nino Papania, insieme all’ex vicesindaco di Alcamo Pasquale Perricone e ad altri esponenti ritenuti vicini alla criminalità organizzata.

 

Il nodo politico: il voto e l’intermediazione
 

Per la Procura, Papania avrebbe cercato il sostegno della famiglia mafiosa alcamese in occasione delle elezioni regionali, con l’intermediazione di Perricone.

Obiettivo: convogliare voti sul candidato Angelo Rocca, figura a lui vicina. In cambio, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero stati garantiti vantaggi e utilità.

Il nome che ritorna più volte negli atti è quello di Giosuè Di Gregorio, ritenuto uno dei vertici del clan alcamese e indicato come facilitatore dei contatti.

 

Le intercettazioni e il “mondo collaterale”
 

Le indagini, condotte tra il 2021 e il 2023, si basano anche su intercettazioni che raccontano una realtà fatta di pressioni, affari e controllo del territorio.

Tra le frasi agli atti, anche quella in cui Di Gregorio parla apertamente del suo ruolo: “Io faccio il malandrino per campare”.

E poi il riferimento a somme di denaro per il sostegno elettorale: “Il senatore mi ha preparato duemila euro”.

In questo contesto emerge anche l’espressione “mondo collaterale”, che secondo gli inquirenti descrive quell’area grigia in cui si incontrano mafia, politica e interessi economici.

 

La linea della difesa: nessun contatto diretto
 

Diversa la lettura della difesa, che punta sull’assenza di prove dirette.

Nelle scorse udienze, il commissario dello Sco Mauro Riccitelli ha dichiarato di non aver accertato incontri tra Papania e Di Gregorio, né promesse di favori, neanche tramite Perricone.

Un elemento che gli avvocati Sara Lauria e Vito Di Graziano considerano decisivo: secondo loro non esisterebbe alcun legame operativo tra l’ex senatore e ambienti mafiosi, né una ricerca illecita di voti.

 

Le estorsioni e le pressioni sugli imprenditori
 

Il processo non riguarda solo la politica. Dalle indagini emergono anche episodi di estorsione e intimidazioni.

Tra questi, il caso di un centro ippico di Alcamo, dove – secondo l’accusa – Perricone si sarebbe avvalso dell’intermediazione mafiosa per risolvere una controversia.

“Questo quando ci vede si piscia addosso”, diceva il boss intercettato, parlando della vittima.

 

Oggi le vittime in aula
 

Ed è proprio su questo fronte che si concentra l’udienza di oggi. Le testimonianze delle presunte vittime di estorsione serviranno a verificare sul campo la portata delle accuse.

Racconti diretti, senza filtri, che potrebbero incidere in modo significativo sull’andamento del processo.

 

Un processo lungo, una storia che pesa
 

Il dibattimento, presieduto dal giudice Franco Messina, si preannuncia lungo e complesso.

Tra gli imputati figurano anche nomi di rilievo come Francesco Coppola, indicato come nuovo capomafia di Alcamo, e Giuseppe Diego Pipitone.

Sul banco, però, non c’è solo la responsabilità dei singoli. C’è un pezzo di storia recente del territorio trapanese, dove – secondo l’accusa – il confine tra politica e criminalità organizzata torna, ancora una volta, a farsi sottile.