Alex Britti in concerto alle Cantine Fina. Kebrillerà 2026
Alex Britti farà tappa a Marsala il 7 agosto per Kebrillerà 2026, l’appuntamento estivo firmato Cantine Fina.Il concerto si terrà in cantina, nell’ambito del BRITTINTOUR’26. I cancelli...
Il superconsulente Gioacchino Genchi è stato ascoltato, quale teste della difesa, nel processo, in corso davanti il Tribunale di Marsala, al giudice Maria Angioni, accusata di false informazioni al pm nell’ambito delle nuove indagini aperte dalla Procura sul caso Denise nella primavera dello scorso anno.
“Il pm Angioni, come la collega Avila – ha affermato Genchi - affidò deleghe di indagini per la scomparsa di Denise Pipitone prevalentemente ai carabinieri. La polizia ad un certo punto si defilò”. Ma alla domanda del pm Roberto Piscitello su quando esattamente Anna Corona e Stefania Letterato smisero di parlare al telefono all’utenza intercettata, Genchi ha risposto che non potendo consultare la relazione che fece all’epoca non poteva essere preciso sulla data. “Anche nel processo (quello a Jessica Pulizzi, ndr) – ha spiegato il superconsulente – non ricordavo bene quello che avevo scritto nella mia relazione e forse nelle mie risposte fui anche suggestionato dalle domande”. Genchi potrebbe essere riascoltato in una delle prossime udienze. Alla prossima, intanto, il 19 settembre, si continuerà con altri testi della difesa, tra i quali anche Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, la bambina scomparsa a Mazara del Vallo l’1 settembre 2004, quando aveva poco meno di quattro anni.
Alcuni dei testi citati dagli avvocati difensori Stefano e Andrea Pellegrino, però, per il pm Piscitello non avrebbero nulla a che fare con l’oggetto del processo, che è la presunta “inaffidabilità o infedeltà, all’epoca, del commissariato di Mazara”, come ha paventato la Angioni, che fu uno dei pm che coordinò le indagini sul sequestro Denise e che in una precedente udienza del processo a suo carico ha dichiarato che da maggio 2005 non diede più deleghe di rilievo alla polizia di Mazara, ma soltanto adempimenti meno importanti. Per l’accusa, invece, ci sono “atti da cui si evince la perduranza delle indagini di polizia del commissariato di Mazara anche dopo maggio 2005. Sono 49 documenti del 2005 e non si tratta di deleghe poco importanti”.
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