I costruttori siciliani: "Tregua elettorale per pagare le imprese"
“Ringraziamo il presidente Musumeci per l’iniziativa assunta nei confronti della burocrazia che blocca da un anno la spesa per i pagamenti alle imprese edili.
Ma ciò è tardivo e non basta, le imprese non sono più nelle condizioni di aspettare altri due-tre mesi perché si insedi il prossimo governo. Trovarci con un Esecutivo per l’ordinaria amministrazione non può costituire un alibi per l’intera classe politica che da oltre un anno non riesce a imporsi sull’immobilismo amministrativo”.
Lo dice Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, che aggiunge: “Di fronte ad una burocrazia ignava, infingarda, priva di qualsiasi senso di responsabilità, del dovere e di rispetto nei confronti di un settore ridotto allo stremo proprio da queste gravi omissioni, che ha ignorato i continui solleciti e richiami e che certamente non potrà avere timore di una diffida, urge una tregua elettorale nella quale il governo Musumeci, i deputati regionali uscenti, i partiti e tutti i candidati stringano insieme un Patto per un’assunzione comune di responsabilità che consenta in pochi giorni di adottare tutti gli atti e provvedimenti dai quali dipende la sopravvivenza delle imprese siciliane, a partire dai pagamenti bloccati da un anno. E che sulla riforma della burocrazia per evitare che si ripetano i ritardi subiti dalla Sicilia negli ultimi anni ci sia un impegno di tutti i partiti affinché sia il primo punto nell’agenda del prossimo governo”.
“Al termine di una lunga serie di promesse disattese – conclude Cutrone - , lo scorso 25 agosto il Consiglio di Ance Sicilia aveva chiesto l’urgente convocazione del tavolo tecnico sui mancati pagamenti istituito presso l’assessorato regionale all’Economia, ma non c’è stata risposta. Procedere con i guanti di velluto e avendo la testa alla campagna elettorale non porta a nulla. Bisogna che l’intera classe politica, uscente e candidata, dimostri davvero attenzione nei confronti delle imprese costringendo con ogni mezzo la burocrazia a compiere il lavoro per cui viene pagata, anche a costo di adottare dure sanzioni fino alla rimozione in caso di ritardi non più giustificabili. Non si vuole generalizzare o ricorrere a facili luoghi comuni e sicuramente nella massa ci saranno casi personali e carenze strutturali che meritano massimi rispetto e considerazione, così come riconosciamo che vi sono casi di eccellenza all’interno degli assessorati. Però al contempo in questa fase d’emergenza occorre anche che la macchina burocratica in generale abbandoni standard e ritmi non più conciliabili con imprese costrette a licenziare e che dia finalmente risposte immediate su atti deliberati e dovuti valorizzando opportunamente e motivando le risorse professionali disponibili”.
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