Vita, parla Enrico Perricone: le minacce, l'intimidazione e l'aggressione
Ascoltato in video-conferenza in modalità protetta, in quanto sottoposto al programma di protezione per i testimoni, il vitese Enrico Perricone ha parlato per circa cinque ore nel processo che in Tribunale, a Marsala, vede imputati, per lesioni personali e rapina ai suoi danni, con l’aggravante di avere favorito Cosa Nostra, quattro suoi compaesani: Vito Musso, di 34 anni, figlio del capomafia locale Calogero Musso, che attualmente sta scontando una condanna all’ergastolo, Giuseppe Pipitone, di 47, Giovanni Pipitone, di 53, e Vito Leone, di 47.
Secondo l’accusa, i quattro alla sbarra, in concorso, la sera del 5 marzo 2019, a Vita, “mediante violenza alla persona e minaccia, s’impossessavano delle chiavi dell’autoambulanza condotta da Perricone, sottraendole a quest’ultimo che le deteneva in quanto incaricato del servizio di soccorso sanitario in occasione di una manifestazione. Fatto aggravato perché commesso contro una persona incaricata di pubblico servizio”.
Nella colluttazione, Perricone riportò un “trauma distorsivo al ginocchio destro”, con prognosi di guarigione di 20 giorni. E proprio di questa aggressione e del tentativo di sottrargli le chiavi dell’ambulanza ha a lungo parlato la vittima, che ha anche riferito sulle minacce e intimidazioni che sarebbero state proferite nei suoi confronti da Vito Musso.
Secondo la ricostruzione del Perricone, la sua presenza a Vita non era ben vista, tanto che negli ambienti malavitosi era stato organizzato un summit per decidere sul suo allontanamento. Per questo, poi, il Perricone ha deciso di andare via da Vita e denunciare le intimidazioni subite. Per i legali della difesa, però, durante il loro controesame, sono emerse molte contraddizioni e anche alcuni precedenti penali del teste. Insomma, la versione della persona offesa non ha convinto i difensori degli imputati: gli avvocati Paolo Paladino e Pietro De Vita per Musso, Francesco Salvo per Leone e Giuseppe Pipitone e Carlo Ferracane per Giovanni Pipitone. Enrico Perricone è stato presidente di un’associazione operante in campo sanitario, che circa tre anni fa ha anche subito un tentativo di furto. Il processo si svolge davanti al collegio presieduto da Alessandra Camassa (giudici a latere Pizzo e Alagna). A sostenere l’accusa è il pm della Dda Francesca Dessì.
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