Giorgia Meloni entra nell’Aula di Montecitorio accolta da un lungo applauso, i deputati del centrodestra in piedi, gli altri seduti. Indossa un tailleur blu e una maglia di seta bianca.
Per settanta minuti legge, concedendosi qualche variazione a braccio, un discorso di 16 cartelle in corpo 12 interrotto da tanti applausi («Così finiremo a’ ‘e treee») e altrettanti colpi di tosse, svariati bicchieri d’acqua («Sto a mori’», ha detto a Salvini al terzo bicchiere). Cita papa Francesco, Giovanni Paolo II, Steve Jobs, Roger Scruton, Montesquieu. Cita, chiamandole solo per nome, le grandi donne della storia d’Italia: «Tina, Nilde, Rita, Oriana, Ilaria, Maria Grazia…». Le parole più usate: «Italia» (21 volte), «governo» (20 volte), «nostra» (19 volte) e «libertà» (16 volte). Conclusione: «A volte falliremo. Ma non getteremo la spugna. Non tradiremo». Alla fine, la premier ha gli occhi lucidi per la commozione. La destra scatta di nuovo in piedi, la Meloni si piega in un inchino con le mani giunte. Salvini la bacia sulle guance, la abbraccia. Tajani non s’azzarda. I Fratelli d’Italia: «Giorgia, Giorgia». Lei lascia i banchi del governo. Umberto Bossi si fa largo in carrozzina per stamparle una carezza sul viso.
«Nelle repliche, la Meloni risponde al deputato Aboubakar Soumahoro, sindacalista ivoriano eletto nell’alleanza Verdi e Sinistra, dandogli del “tu”. Proteste, qualche fischio. Lei subito si corregge, senza impacci chiede scusa. E prosegue verso una scena strepitosa. Sentite qui. Debora Serracchiani, confermata (tra molti dubbi) capogruppo dem, si era alzata tutta puntuta: “Temiamo che il governo Meloni voglia le donne un passo indietro e…”. Meloni: “Mi guardi, onorevole Serracchiani: le sembra che io sia un passo dietro agli uomini?”. Tra i banchi dem, pochi raggelati sguardi chini. Gioco, partita, incontro» annota il Corriere.
Note di colore tratte dalla diretta di Monica Guerzoni su corriere.it: Lollobrigida s’è presentato alla Camera con una sfavillante cravatta celeste. Un deputato del Pd: «Vuol far sapere a tutti che tifa Lazio»; Daniela Santanché, ministro del turismo in tailleur gessato e foularino rosso stretto al collo. Mal di gola? «No no!»; Tajani alla buvette dice ai giornalisti: «Chiamatemi quando volete» ma «non parlo di nulla, né di esteri né di interni»; Crosetto è così felice della sua scrivania al ministero della Difesa che bacia tutti, anche i giornalisti; Rampelli, calvo e robusto come Crosetto ma con svariati centimetri di meno: «Noi siamo fatti a matrioska, poi ce n’è un altro che somiglia al ministro della Difesa ma è più piccolo di me…». In tribuna c’è anche il compagno della premier, Andrea Giambruno, anche lui emozionato.
Alla fine la Camera ha votato la fiducia al nuovo governo con 235 sì, 154 no e 5 astenuti. Oggi tocca al Senato.
Verso sera, la Meloni ha ricevuto una telefonata di Joe Biden.
Cosa dirà Berlusconi? Oggi Meloni si presenterà al Senato per ottenere la fiducia anche dalla Camera alta. Grande attesa per il discorso di Silvio Berlusconi, rientrato a palazzo Madama a nove anni dalla decadenza per effetto della legge Severino. Silvio è arrivato sceso ieri a Roma e si è sistemato a Villa Grande. Secondo Dagospia, «la vispa Ronzulli ha chiamato Berlusconi per aizzarlo contro Giorgia (pare però che, per conto di Marina e Piersilvio, il testo verrà letto e corretto da Gianni Letta)».
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