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19/11/2022 06:00:00

Lo strappo Schifani-Miccichè. Berlusconi fa da paciere (ma il gelo resta)

Lo scontro tra Renato Schifani e Gianfranco Miccichè continua, sono settimane pesanti per Forza Italia Siciliana, che all’ARS è divisa in due gruppi: Forza Italia 1 e Forza Italia 2. E’ intervenuto Silvio Berlusconi come paciere, una chiamata ad entrambi e la promessa di ricucire uno strappo che porterebbe la Sicilia al baratro.


Miccichè intanto ha scelto, ha deciso di restate sull’Isola e rinuncerà al suo seggio al Senato, non è contento di questa scelta Schifani, sa che si tratta di una miccia pronta ad accendersi.

E non ha intenzione di calmare gli animi, anzi smentisce quello che da più parti ha letto: “Ho trascorso l’intera giornata in campagna in meravigliosa compagnia di amici veri che prescindono dalla politica. Ma appena ho dato un’occhiata al telefono ho scoperto che non ero in campagna ma occupato a fare trattative, riunioni segrete, laboratori politici e chi sa cos’altro ancora per raggiungere chissà quale fantasioso obiettivo?!”

E poi ancora: "Vorrei fare sapere, a coloro che hanno scritto e a coloro che hanno letto, credendo che fossero notizie vere, che sono assolutamente ignaro di tutto ciò”.

Nessuna pace, nessun armistizio, quello che è certo è che l’unico patto di ferro è stato stretto a Catania tra Schifani e Musumeci, difatti Elena Pagana, moglie di Ruggero Razza, si ritrova a fare l’assessora.

In questo momento l’unico sconfitto politicamente appare Miccichè, appunto appare. Chi ne conosce l’intraprendenza politica e la sua capacità machiavellica di strategia sa che cadrà in piedi, chi, invece, non ne conosce caparbietà e anche sregolatezza soccomberà.
Schifani dovrà pure fare i conti con Cateno De Luca, diretto nelle dichiarazioni, talvolta eccessivo nelle esternazioni.

Ma sorprese ci potranno essere anche dalla parte di una pseudo maggioranza che già traballa, Giusi Savarino e Giorgio Assenza, entrambi entrati in Fratelli d’Italia dopo la federazione di Diventerà Bellissima, con due posti all’interno della giunta regionale e poi silurati per fare spazio a due esterni, potrebbero più non obbedire alla scuderia di Musumeci.
E poi c’è la grana più pesante, quella della Corte dei Conti, a cui dovrà darsi una risposta piuttosto “regolare”, difficile per una Regione che nei 5 anni passati non è riuscita a consegnare nessun bilancio in tempi certi e normali.