Castelvetrano, open-day per la giornata nazionale del Parkinson
Quando si parla di sanità pubblica occorre sempre fare dei distinguo, cercando di evitare di fare di tutta l’erba un fascio.
Vale anche per l’Ospedale di Castelvetrano. Il suo Pronto Soccorso, ad esempio, ha una sala d’aspetto, di pochi metri quadrati, con poche sedie, peraltro arrugginite e in cattivo stato. Dove mai viene rispettato il numero dei medici previsto dall’organico che e’ quello di 12 medici.
Nei momenti di maggiore afflusso abbiamo visto gente in attesa seduta fuori su panchine in muratura esposta anche alle intemperie climatiche, mentre il personale ridotto all’osso viene sottoposto ad uno stress insopportabile.
E poco conta se in un sondaggio, che si può trovare in rete, in cui si chiede di dare una valutazione sul confort e la pulizia dei suoi ambienti, il 79% della gente interpellata si dichiara soddisfatta. L’eterno bon ton dei siciliani quando si tratta di metterci direttamente la faccia!
La situazione cambia, ma a macchia di leopardo, se ci addentriamo nei vari reparti.
Uno dei casi e’ l’ Unità Operativa Complessa (Uoc) di Neurologia diretta dal dott. Antonino Scarpitta con un spirito, ci e’ sembrato, innovativo ed esemplare.
In occasione della giornata nazionale parkinson, ad esempio, ha organizzato sabato 26 novembre un open-day per i pazienti affetti da malattia di Parkinson e i loro familiari.
L'evento ha avuto lo scopo di illustrare i servizi dell'ambulatorio destinato ai pazienti e di permettere loro e alle loro famiglie di chiarire ogni tipo di dubbi relativi alla malattia.
Gli incontri con i pazienti parkinsoniani sono stati condotti dalla neurologa dottoressa Rossella Maggio, responsabile dell'ambulatorio sulla Malattia di Parkinson, e dalla fisioterapista dottoressa Rossella Campagna.
Ai pazienti sono stati suggeriti dalla fisioterapista Campagna consigli riabilitativi su come rallentare il tremore tramite la respirazione, su come gestire la micrografia al fine, nel lungo periodo, di rendersi autonomi nell'atto di firmare, così scontato nei soggetti normali ma che invece per questi ammalati diventa frustrante.
Come anche mantenere il controllo del passo, la gestione della bradicinesia ( che consiste nel rallentamento dei movimenti volontari – quali, ad esempio, il camminare – che divengono difficilmente controllabili ) e che, insieme al tremore, oltre a ridurre le normali attività quotidiane, hanno anche un forte impatto ambientale e sociale. Ed infine tutte le indicazioni che tendono a mantenere le potenzialità residue e a rallentare il processo di decadimento della malattia.
Franco Ciro Lo Re
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