Mafia: processo "Cupola 2.0", confermate le condanne per 48 imputati
Volevano ricorstruire la Commissione provinciale di Cosa nostra, subito dopo la morte del boss Totò Riina, tentativo che fu stoppato dai carabinieri con l'operazione antimafia "Cupola 2.0" del 4 dicembre del 2018, adesso, a 4 anni dagli arresti e dopo le pesanti condanne in primo grado, c'è la sentenza della Corte d'Appello che ha confermato il verdetto per 48 imputati.
Cosa cambia rispetto alla sentenza di primo grado - Piccoli sconti di pena o riconosciuta la continuità con altre condanne. E' stato ribaltato il verdetto per Massimo Mulè - arrestato giovedì scorso con l'operazione "Centro"- assolto in primo grado ed ora condannato a 11 anni e 4 mesi. Giovanni Cancemi (condannato prima a 8 anni), Michele Madonia ( 8 anni e 8 mesi) e Antonio Giovanni Maranto ( 2 anni) sono stati adesso del tutto assolti. Confermate le assoluzioni già sancite in primo grado per Giusto Sucato (difeso dall'avvocato Domenico La Blasca) e di Nicolò Orlando (assistito dall'avvocato Domenico Cacocciola).
21 anni di reclusione al boss di Pagliarelli, Settimo Mineo, che aveva avuto in primo grado 16 anni. Secondo la Procura sarebbe stato lui a capo della nuova Cupola. Condanne confermate per Leandro Greco "Michele" e nipote proprio del "papa" di Cosa nostra, che dovrà scontare 12 anni, così come per Calogero Lo Piccolo, figlio del "barone" di San Lorenzo, Salvatore, che aveva avuto 27 anni in continuazione con una precedente condanna.
Ed ancora sconti di pena concessi a Stefano Albanese che passa da 9 anni e 2 mesi a 9 anni, Carmelo Cacocciola (da 7 anni a 6 anni e 8 mesi), Filippo Cusimano (da 9 anni e 4 mesi a 9 anni), Filippo Di Pisa (da 8 anni e 8 mesi a 8 anni), Salvatore Ferrante (da 2 anni e 8 mesi a un anno, è difeso dall'avvocato Carmelo Ferrara), Giusto Francesco Mangiapane (da 8 anni a 6 anni), Fabio Messicati Vitale (da 12 anni a 10 anni, è difeso dall'avvocato Rosalia Zarcone), Salvatore Sorrentino (da 12 anni e 8 mesi a 10 anni), Gregorio Di Giovanni, boss di Porta Nuova (da 15 anni e 4 mesi a14 anni), e Maurizio Crinò (da 10 anni a 9 anni e 4 mesi).
Riconosciuta la continuazione di pena, riducendo quella complessiva oltre che a Mineo, a Salvatore Troia (che aveva avuto 9 anni) che dovrà stare in carcere complessivamente per 11 anni e 4 mesi e Andrea Ferrante (aveva avuto 8 anni, sono diventati 12 in continuazione), ma anche dei due pentiti (fondamentali per l'inchiesta) Filippo Bisconti (aveva avuto 6 anni ora sono 13 in continuazione liberazione) e Francesco Colletti (aveva avuto 6 anni e mezzo diventati ora 10 anni e 10 giorni), per i quali i giudici hanno disposto anche la scarcerazione.
Queste le altre condanne confermate per gli altri imputati: Filippo Annatelli, boss di corso Calatafimi (13 anni e 4 mesi), Giuseppe Bonanno (5 anni e 8 mesi), Francesco Caponetto (13 anni e 4 mesi), Giovanna Comito (un anno e 8 mesi pena sospesa), Giuseppe Costa (9 anni), Rubens D'Agostino (10 anni), Vincenzo Ganci (8 anni e 8 mesi), Michele Grasso (8 anni e 8 mesi), Marco La Rosa (6 anni e 8 mesi), Gaetano Leto (12 anni e 8 mesi), Erasmo Lo Bello (12 anni), Domenico Mammi (2 anni), Sergio Macaluso (2 anni), Matteo Maniscalco (6 anni e 8 mesi), Luigi Marino (6 anni e 8 mesi), Giovanni Salvatore Migliore (8 anni e 8 mesi), Salvatore Mirino (9 anni e 4 mesi), Domenico Nocilla (9 anni e 8 mesi), Salvatore Pispicia (12 anni), Gaspare Rizzuto (12 anni e 4 mesi), Michele Rubino (10 anni e 8 mesi), Giovanni Salerno (10 anni e mezzo), Salvatore Sciarabba (14 anni), Giuseppe Serio (13 anni e 4 mesi) e Giovanni Sirchia (8 anni).
Confermati i risarcimenti e le provvisionali (per oltre 150 mila euro) alle parti civili - non c'è il Comune di Palermo. Provvisionali riconosciute a 13 imprenditori che si erano ribellati al pizzo - ben 28 gli episodi estorsivi ricostruiti e alle associazioni antiracket, Centro Pio La Torre, Addiopizzo, Confcommercio Palemo, Sos Impresa, Sicindustria e Confartigianato.
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