Totò Riina, la villa e le vacanze a Malta
La latitanza di Salvatore Riina continua a riservare nuovi interrogativi. Stavolta il racconto si sposta fuori dall’Italia, fino a Gozo, dove il capo dei Corleonesi avrebbe trascorso periodi lontano dai riflettori mentre in Sicilia si intensificava la pressione investigativa.
L’inchiesta televisiva
A riaprire il caso è stata la trasmissione Lo Stato delle Cose, guidata da Massimo Giletti, con un lavoro sul campo del giornalista Silvio Schembri. L’indagine ricostruisce i possibili spostamenti del boss sull’isola maltese, partendo da una segnalazione anonima che descriveva con precisione una villa utilizzata come rifugio.
Le testimonianze sull’isola
Seguendo quella traccia, i giornalisti hanno raccolto i racconti di alcuni residenti. Il ritratto che emerge è quello di un uomo discreto, mai sopra le righe, che si muoveva come un normale turista. Solo in seguito, vedendo le immagini di Riina, qualcuno avrebbe riconosciuto in lui quell’ospite silenzioso di anni prima.
La villa del ministro
Un secondo immobile finito al centro dell’inchiesta oggi appartiene al ministro maltese Anton Refalo. Il politico ha chiarito di aver acquistato la casa molti anni fa e di non avere alcun legame con vicende criminali, ma ha evitato di approfondire la storia precedente dell’abitazione, reagendo con fastidio alle domande dei cronisti.
Il racconto del pentito
A dare ulteriore peso alla ricostruzione è la testimonianza del collaboratore di giustizia Gaetano Grado. Davanti alle immagini delle ville, l’ex uomo d’onore ha dichiarato di riconoscerle e di avervi soggiornato, sostenendo di aver accompagnato Riina proprio in quei luoghi. Secondo il suo racconto, Malta rappresentava una base sicura nei momenti più delicati.
Non solo rifugio
L’isola potrebbe essere stata più di un semplice nascondiglio. Le ipotesi emerse parlano anche di possibili interessi economici e movimenti di denaro, in un contesto che negli anni ha sollevato più di un sospetto sul fronte della criminalità finanziaria. Un quadro che richiama inevitabilmente anche la vicenda della giornalista Daphne Caruana Galizia, simbolo delle inchieste più scomode a Malta.
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