Rinviato a giudizio l'uomo accusato di aver violentato Natalia nel centro di Trapani
A “giudizio” il trapanese di 37 anni accusato di aver violentato Nataliia la donna ucraina in fuga dal suo Paese devastato dalla guerra. Lo ha deciso il giudice Caterina Brignone nel corso dell’udienza preliminare.
Il processo prenderà il via, dinnanzi al tribunale del capoluogo, il prossimo 24 maggio.
La violenza sessuale sarebbe stata consumata lo scorso 25 novembre nella zona del centro storico del capoluogo.
“Sì. Io e Nataliia abbiamo avuto un rapporto sessuale. Lei era consenziente. Anche in passato abbiamo avuto incontri intimi. Io e Natalia ci conoscevamo da diversi mesi”, si sarebbe difeso così il 37enne arrestato dagli agenti della Squadra mobile, durante l’interrogatorio di garanzia alla presenza del suo avvocato Salvatore Galluffo.
L’indagato, anche lui come la vittima senza fissa dimora e con piccoli precedenti alle spalle, insomma, ha negando di aver violentato la donna ucraina di 44 anni.
“Non c’è stata alcuna violenza. Il rapporto è avvenuto con le stesse dinamiche di quelli precedenti. Quando ho visto che perdeva sangue ci siamo fermati e l’ho aiutata rivestirsi. Le ho detto: Nataliia stai sanguinando e lei non diceva niente”.
Dichiarazioni, quelle rese dal 37enne, che coinciderebbero in parte con quelle fornite ad investigatori e inquirenti da Nataliia, assistita dall’avvocato Fabio Sammartano.
La donna, infatti, avrebbe confermato il rapporto sessuale, aggiungendo, però: “Mi ha fatto una richiesta che io non ho voluto assecondare e mi ha presa con la forza”.
Quella notte il trapanese si sarebbe incontrato con Nataliia in un locale del centro storico.
I due poi si sono recati alle Mura di Tramontana come dimostrano le immagini estrapolate dalle telecamere del sistema di videosorveglianza. Qui si sarebbero seduti su una panchina, vicina a quella rinvenuta sporca di sangue, continuando a bere. Poi si sono alzati.
Scesa la scalinata, Nataliia e il 37enne avrebbero consumato un rapporto sessuale sulla strada sottostante. Rapporto interrotto, sempre secondo la versione dell’indagato, quando la donna ha iniziato a perdere sangue. “L’ho aiutata a rivestirsi e siamo ritornati sulle Mura”.
L’ucraina si è seduta sulla panchina. “Mi ha detto che aveva freddo io l’ho abbracciata. Siccome continuava a sanguinare mi sono affacciato dalle Mura. Ho notato un ragazzo che lavora al panificio lì nei pressi e gli ho chiesto di chiamare una ambulanza”.
Quando sono giunti i sanitari del 118, l’uomo era ancora lì.
Rinchiuso al Pietro Cerulli, l’uomo ha continuato a dichiararsi innocente. Il Gup, però, lo ha rinviato a giudizio.
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