Processo per violenza sessuale, la difesa di un castelvetranese punta sulla malattia mentale
Accusato di violenza sessuale, prova a scansare un’eventuale condanna con un certificato del Centro salute mentale di Alcamo nel quale si afferma che sarebbe affetto da disturbo post-traumatico da stress cronico e disturbo della personalità di tipo misto. A produrre il certificato, in Tribunale, a Marsala, è stato il suo difensore, l’avvocato Aniello Alfano.
L’imputato è il 31enne castelvetranese Giuseppe Bonanno, che oltre che di violenza sessuale, deve rispondere anche di sequestro di persona e violenza privata. La mossa difensiva è arrivata nelle fasi finali del processo, quando ormai il pm Giuseppe Lisella era pronto per la requisitoria. Il 7 giugno il Tribunale nominerà un perito che dovrà accertare il reale stato di salute mentale del Bonanno, che secondo l’accusa avrebbe abusato di una ragazza castelvetranese il 31 agosto del 2019.
Nel processo sono due i legali di parte civile: l’avvocato Eugenio Brillo per la ragazza “parte offesa” e l’avvocatessa Roberta Anselmi per il Centro Antiviolenza “Casa di Venere” di Marsala. Nel capo d’accusa, dove si contesta anche la recidiva, si legge che Bonanno avrebbe sequestrato la ragazza, portandola in una villetta, in una zona isolata e buia, chiudendo poi il cancello e la porta d’ingresso dell’abitazione. Avrebbe, quindi, tirato per un braccio la sua vittima fino alla camera da letto, chiudendo a chiave anche questa porta. A questo punto, l’avrebbe spinta sul letto, bloccandole le braccia e spogliandola. E mentre si spogliava anche lui, l’avrebbe immobilizzata con il suo corpo. Addosso alla giovane, l’avrebbe quindi violentata, mentre la vittima gli diceva che non voleva fare sesso con lui.
E quando lei gli ha detto che l’avrebbe denunciato ai carabinieri, cercava di costringerla a non sporgere querela. Ciò attraverso minacce inviate per whatssapp: “Ma vai dove c… vuoi, tu sei bugiarda e falsa, ho tutti i tuoi messaggi salvati. Ricatti la gente. Ora parlo con tuo padre e vedi quello che ti succede”. Ed ancora: “sei una ragazzina che piace mettere tragedie, ma visto che hai sbagliato persona o la smetti o finisce veramente molto male. Appena parlo con tuo padre c’è da ridere”). Poi, l’avrebbe chiamata al telefono per dirle che non era successo niente, di non parlarne con nessuno e di non andare dai carabinieri. Altrimenti, avrebbe fatto un “casino”, minacciando di entrare a casa sua con tutta l’auto, a costo di farsi arrestare.
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