Dovrà pagare una multa di 300 euro. E’ quanto ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Marsala qualche settimana fa, nel decreto penale di condanna nei confronti dell’architetto Tommaso Bertolino, per il reato di diffamazione ai danni del sindaco Enzo Alfano.
Bertolino, consigliere comunale durante la sindacatura Errante e fino a qualche mese fa componente del direttivo Obiettivo Città (movimento di opposizione politica di Calogero Martire) aveva postato su Facebook, nel gennaio del 2022, un’immagine del primo cittadino durante un intervento in consiglio comunale, scrivendo: “Cosa vi aspettate da certi personaggi da cabaret che amministrano questa città! Miserabili nel loro più volgare squallore sia umano che istituzionale costantemente impegnati in patetiche esibizioni di melodrammatica nullità oltraggiosamente definita ‘politica’. Chi ci ‘rappresenta’ istituzionalmente altro non è che l’immagine e lo specchio di una povertà intellettuale e morale galoppante, che sta divorando quel poco che resta della nostra città. Non mettetela (sempre) sul piano del rispetto del ‘bene comune’ o della ‘ripresa economica’ del paese! La gente è stanca dei subdoli giochetti tra maggioranza e una parte dell’opposizione. Imprigionato il sistema politico quello che per molti sciagurati conta è assicurarsi altri due anni di stipendio, perché è solo quello che li tiene incollati alla poltrona!”
Per questo reato, il terzo comma dell’articolo 595 del Codice Penale prevede la reclusione da sei mesi a tre anni oppure la multa non inferiore a 516 euro. In questo caso però, la pena pecuniaria è di 300 euro, perché ridotta in base alla richiesta del Pubblico Ministero.
Il decreto penale di condanna non è una sentenza, dal momento che, lo ricordiamo, può essere impugnato dal querelato. In tal caso dovrà svolgersi il relativo processo.
Questo il commento del sindaco Alfano:
“Quando non si hanno argomenti per legittimamente criticare le attività svolte dall’avversario politico, spesso si ricorre all’ingiuria, all’offesa gratuita fino alla diffamazione. Per fortuna in quel caso interviene la giustizia a mettere le questioni a posto, palesando che i social vanno utilizzati nel rispetto delle persone e delle istituzioni”.