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01/01/2024 06:00:00

Superbonus, addio 110. Ma arriva il paracadute, ecco come funziona

 Potrebbe esserci un paracadute abbastanza comodo per imprese e famiglie siciliane alle prese con i “guai” del Superbonus. E’ tutto ancora da confermare, e per questo migliaia di aziende e famiglie con crediti incagliati da mesi, pari a circa mezzo miliardo di euro, sono con il fiato sospeso. Si tratta delle nuove norme sul Superbonus edilizio varate nel decreto approvato in consiglio dei ministri.


Da più parti arrivata la richiesta di una proroga del 110%, per consentire di completare i lavori senza scendere al 70% a quei condomini e imprese indietro con le opere. Proroga che non c’è stata, ma si parla di una sorta di sanatoria per rendere più indolore il passaggio della detrazione, a partire da oggi 1 gennaio, dal 110 al 70%.

Il decreto permette di riconoscere il credito d’imposta per tutti i lavori realizzati e asseverati al 31 dicembre 2023, e mentre per le opere ancora da effettuare è confermato il bonus al 70%, ai contribuenti con Isee inferiore a 15mila euro si garantisce il 110%, anche per la quota di lavori non attivati al 31 dicembre.
Tradotto: chi non ha concluso i cantieri entro il 31 dicembre, non si troverà nella condizione di dover restituire tutti i crediti fino a quel momento maturati.

E ancora, per le ristrutturazioni non terminate al 31 dicembre, sarà lo Stato a compensare lo scarto dal 110 al 70%, utilizzando il Fondo povertà, le cui modalità di accesso saranno stabilite dal Mef.

Un paracadute, appunto, che permette ai meno abbienti di non farsi carico della differenza, mentre gli imprenditori, oltre a non dover restituire le somme già ottenute, potranno usufruire del 110% per i lavori già attivati non ancora finiti.

Un’altra ipotesi era quella di un Sal (stato avanzamento lavori) straordinario al 31/12, che avrebbe consentito di ottenere il 110% anche sui lavori effettuati entro fine anno ma non compresi nei Sal precedenti. Ipotesi scartata dai tecnici perchè non compatibile con il bilancio statale.

Le norme previste nel decreto però possono salvare dal tracollo molte imprese e famiglie siciliane. Soprattutto le fasce più deboli.
Per l’Ance Sicilia i 500 milioni di euro di crediti incagliati nei cassetti fiscali delle 14 mila imprese siciliane dovrebbero essere salvaguardati, in attesa che banche e istituti finanziari tornino a erogare fondi.
Secondo i dati dell’agenzia Enea, nell’Isola resta da completare il 18% delle ristrutturazioni edilizie partite o programmate, per un totale di un miliardo di euro da mettere ancora a frutto a fronte dei 5,7 già ammessi a detrazione.
In particolare la parte più consistente riguarda i 5.161 condomini coinvolti nel bonus, con il 24% dei lavori incompleti, seguono le case plurifamiliari, con 18.670 strutture coinvolte il 10% delle quali in stallo, e le unità immobiliari indipendenti, con il 7% di unità da finire rispetto alle 4.209 registrate.
Dietro questi numeri ci sono però altri aspetti, quelli di conti pubblici che secondo il governo Meloni sarebbero stati pesantemente compromessi dai bonus edilizi. E poi ci sono gli “esodati” del bonus, migliaia di famiglie in Sicilia, costrette a cambiare casa, dopo aver smantellato la propria abitazione, in attesa di completare i lavori. Famiglie che non sanno se e quando vedranno i cantieri ultimati.



Native | 25/04/2026
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