Gentile redazione, dopo aver riflettuto ho deciso di rispondere a modo mio alla lettera della signora che dopo 8 anni lascia Trapani avvilita e disprezzando la nostra terra e spero che possiate dare voce alla mia risposta. (Qui la nostra intervista alla signora Beatriz Borges)
Sono nata a Trapani, ho studiato a Trapani, mi sono laureata alla facoltà di Giurisprudenza di Trapani e oggi lavoro a Favignana e oggi posso e voglio dire di sentirmi realizzata prima di tutto come donna.
Non posso negare che la mia città soffra… soffre di sporcizia, maleducazione e disservizi e sicuramente tutto ciò sarebbe recuperabile con una grande opera di rieducazione dei nostri giovani ma non possiamo fare di tutta l’erba un fascio!
Perché se è vero che i tramonti e il mare da favola non bastano a migliorare la qualità della vita, è altrettanto vero che quelle spiagge paradisiache sporche di plastica sono il risultato di quei turisti che ogni anno visitano la nostra terra senza portarle il rispetto che merita, quindi mi chiedo sono i trapanesi o è la maleducazione che ormai fa parte dell’essere umano in generale?
La scorsa Estate, percorrendo in macchina la via Libica, incantata dalle nostre saline e dalle montagne di sale ai lati della strada mi sono ritrovata arrabbiata a dover accostare la macchina per dire ai turisti che non era bello vederli arrampicati con le scarpe su quelle montagne di sale. Questo perché il sale è il nostro oro bianco, è un pezzetto della nostra storia e merita rispetto, allora ho spiegato a quei turisti di ogni nazionalità che con le scarpe si spacca la crosta che lo protegge e che la foto potevano farla davanti!
La settimana dopo si è ripetuta la stessa identica cosa!
Il problema di internet e delle interruzioni di corrente non lo ribatto neanche, questo perché personalmente non mi è mai capitato e da Trapanese che si confronta ogni giorno con molta gente posso dire che con nessuno mi è mai capitato di discutere la questione.
Per quanto riguarda l’acqua devo ammettere che il problema c’è ma sfido chiunque a trovare una città, un paese, una regione in cui non sono mai esistiti disservizi!
Quello degli Uffici Pubblici invece altro non è che il modo di fornire un’immagine stereotipata del Siciliano medio che invece di lavorare sta al bar a sorseggiare caffè e fumare sigarette e questo non lo posso accettare!
Non lo posso accettare perché da quando mi sono laureata nel 2017 ho avuto modo di conoscere il territorio e di confrontarmi con una classe dirigente fatta di giovani, in gran parte donne, con la voglia e la volontà di fare la differenza!
Una classe Dirigente dove i giovani diventano un sostegno per i colleghi più anziani, e i più anziani fonte di sapere per i più giovani e si fa squadra, si collabora.
Sicuramente i dipendenti svogliati e antipatici ci saranno sempre, ma non a Trapani, questo è ovunque parlando dell’Italia!
Poi, ho conosciuto donne che qui si sono laureate, che hanno avuto la possibilità di andare a studiare all’estero e volontariamente sono rientrate qui.
E la gente non si è abituata a vivere in mezzo alle macerie, solo che siamo circondati da così tanta bellezza che purtroppo a volte sbagliando guardiamo altrove, la speranza è che si possano educare i giovani a non voltarsi le spalle e che quello che si coltivi sia l’amore e la volontà di migliorare una realtà che siamo obbligati a far crescere perché andare via non è la soluzione!
La mancanza della mensa alle scuole pubbliche è una vergogna, è ingiusta e sicuramente il comune dovrebbe rivedere e fare qualcosa sul punto, ma non posso e non possiamo accettare che si dica che qui “essere mamma è il modo che le donne hanno trovato per proteggersi da abusi, molestie e stupri”.
Non possiamo accettarlo perché non è vero e perché oggi anche noi che siamo donne in Sicilia siamo forti, indipendenti e libere, libere di vivere, di lavorare e di scegliere il futuro che desideriamo con o senza marito, qui o in giro per il mondo e di questa libertà non può privarci nessuno!
Ed il futuro, chi vuole restare e può farlo, se lo crea perché non molliamo mai, non ci arrendiamo davanti agli ostacoli e a testa alta raggiungiamo o cerchiamo di raggiungere i nostri obiettivi.
Per tutto il resto, purtroppo, penso non si stia parlando della Sicilia ma dell’Italia tutta nazione che non ha mai davvero compreso il suo valore e che nei secoli ha sempre combattuto con il suo senso di inferiorità che ha inevitabilmente trasmesso alla sua popolazione.
Ognuno è libero di vivere qui o altrove, ma il disprezzo, questo non possiamo anzi non dobbiamo accettarlo.
Ed infine dico che non abbiamo bisogno di essere salvati perché ciò che ci salverà è la solidarietà e il rispetto reciproco perché qui nessuno ti negherà mai una mano di aiuto ed ovunque ti sentirai sempre a casa. Di sicuro la strada è lunga e si deve, anzi dobbiamo migliorare ma voglio sperare che nel futuro ci sarà il vero cambiamento e che i giovani non si stanchino mai di fare la differenza sul nostro territorio!”.
C.I.