Il Festival di Sanremo, il calcio e la loro politicizzazione...
Il calcio, la musica e la politica sono tre fenomeni socio-culturali italiani che animano la vita della nazione dal XX secolo. In questi giorni, l'attenzione è principalmente rivolta al festival di Sanremo. È indubbio che ogni scelta del direttore artistico, Amadeus, abbia una valenza politica nel senso che la politica consiste nel trovare gli strumenti per realizzare le proprie idee. Nella conferenza stampa che ha preceduto la prima serata, Sebastiani e Mengoni, sollecitati da Enrico Lucci di Striscia la Notizia, hanno intonato le note del brano "Bella ciao", accompagnati anche da molti cronisti in sala stampa all’Ariston, cantata anche dalle donne iraniane e dai protagonisti de "La Casa di Carta". È un inno alla libertà, non comunista.
Il giorno seguente, il quotidiano "Libero" ha titolato in prima pagina: "Il festival dell'Unità", quasi come se fossero stati scelti per la kermesse: Guccini, De Gregori o Fossati. Anche i due testi con messaggi politici relativi alle guerre, metaforiche o reali, non sono ideologici e soprattutto condivisibili. Ghali, giovane tunisino, sostiene: "Casa mia, casa tua, che differenza c’è?", denunciando le guerre e i confini che dividono e uccidono. Dargen, con "Onda alta", parla di migranti e di continue tragedie in mare, e lancia un appello a cessare il fuoco. Non proprio idee da 'falce e martello'.
Nel calcio è indiscutibile che quasi tutte le curve italiane siano politicizzate e a volte legate all'estrema destra neofascista. In primis gli 'irriducibili' della Lazio, a Milano nel 2019 si recarono a Piazzale Loreto con quelli della Curva Nord interista, srotolando uno striscione "Onore a Benito Mussolini" e facendo il saluto romano, oppure in un'altra occasione contro un calciatore che aveva cantato "Bella Ciao", esponendo uno striscione "H**** verme, la Lazio è fascista!".
A Roma, la curva Sud ha subito un radicale cambiamento di orientamento negli anni '90, quando la Fiamma Tricolore divenne maggioritaria. La solidarietà nei confronti dei tifosi laziali dopo la distribuzione degli adesivi di Anna Frank con la maglia della Roma arrivò anche da Giuliano Castellino, fedele tifoso giallorosso destinatario di Daspo e vicino agli ambienti di Casapound. È un segno delle tifoserie separate dalla rivalità calcistica, ma unite dalla politica. I tifosi del Torino annoverano i 'Granata Korps' di chiara matrice neofascista, mentre sponda bianconera il gruppo dei 'Viking' lo è altrettanto. Tra le squadre minori, come Hellas Verona e Brescia, l'ispirazione è di estrema destra. Tra le poche eccezioni c'è la curva di sinistra del Livorno. La commistione tra i tre fenomeni è evidente e va gestita nel rispetto dei ruoli e della legge, con l'abolizione delle 'zone franche'.
Vittorio Alfieri
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