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21/07/2026 00:00:00

L'eredità del G8 di Genova: 25 anni dopo, le richieste di allora parlano ancora al presente

Il 19 luglio di 25 anni fa ebbe inizio a Genova il vertice politico ed economico delle otto nazioni più industrializzate del mondo, che si concluse il 22 luglio. L'agenda del G8 affrontò temi come la cancellazione del debito dei Paesi in via di sviluppo e la lotta alla povertà, il divario nelle conoscenze tecnologiche, l'ambiente, l'architettura finanziaria internazionale e la democratizzazione globale.

 

Le organizzazioni partecipanti si riunirono nel Genoa Social Forum (GSF), che raccoglieva circa 700 sigle. Le principali istanze avanzate riguardavano la giustizia economica e la cancellazione del debito estero dei Paesi in via di sviluppo; i diritti dei migranti e dei lavoratori, con la lotta alla precarizzazione del lavoro a livello globale, la libera circolazione delle persone e il superamento delle politiche di confine; la tutela ambientale e climatica, attraverso una forte opposizione alle politiche energetiche e allo sfruttamento indiscriminato delle risorse, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile; i diritti umani e la pace, con la critica all'industria degli armamenti, l'opposizione agli interventi militari e la richiesta di un'economia basata sul benessere sociale; l'accesso universale ai servizi, rivendicando il diritto alla salute, all'acqua pubblica e ai farmaci salvavita, allora soprattutto nella lotta all'HIV/AIDS nei Paesi africani; infine, la regolamentazione della finanza, con la proposta di introdurre la Tobin Tax sulle transazioni finanziarie speculative.

 

Un'analisi particolarmente condivisibile sull'evento l'ha proposta la sindaca della città della Lanterna, Silvia Salis, che all'epoca aveva quattordici anni: «Credo sia necessario riflettere sulla gestione dell'ordine pubblico di quei giorni. Perché una gestione dell'ordine pubblico con visione, con l'idea di mantenere la sicurezza senza trasformarla in repressione, tutela anche le stesse forze dell'ordine. È stata definita la più grande sospensione dei diritti civili dalla fine della Seconda guerra mondiale, e lo è stata davvero». Non c'è molto altro da aggiungere.

 

La sindaca ha poi messo in risalto le richieste e le aspettative dei più giovani: «Ho grande fiducia nei giovani. Le istanze che portarono tanti giovani in piazza allora sembravano urgenti, oggi sono diventate non più rimandabili. Molte si sono avverate, eppure spesso non riusciamo a imparare la lezione. Sono sempre i giovani a sentire prima l'insofferenza verso una realtà che sta arrivando, forse perché sanno che saranno loro a viverla. La più grande lezione che ci può dare il G8 è che la visione di quei giovani era corretta, che le loro aspettative erano quelle a cui la politica avrebbe dovuto aspirare. Saper ascoltare le urgenze dei giovani significa saper prevedere il futuro. Ridurre il G8 agli scontri è il più grande errore che possiamo fare. Il G8 va ricondotto alla sua dimensione di aspettativa globale dei giovani verso la politica: un'aspettativa che è stata delusa e che, se non lo fosse stata, forse ci porterebbe oggi a vivere giorni meno bui».

 

È indubbio che la globalizzazione abbia fallito e, con essa, anche l'idea del "villaggio globale", lasciando spazio al ritorno dei nazionalismi. Sul fronte ambientale parla da sé il cambiamento climatico. Nella lotta alla povertà, un dato di Oxfam racconta che i primi 12 miliardari del pianeta detengono da soli più ricchezza dell'intera metà più povera dell'umanità, pari a circa 4 miliardi di persone. Oggi, sul tema dei migranti, prende sempre più spazio la proposta della remigrazione. Sul lavoro, la precarizzazione viene spesso definita flessibilità. La democratizzazione mondiale continua a latitare: su 210 Paesi, in 60 governa un regime dittatoriale e in altri 56 un'autocrazia elettorale.

L'eredità che ci lascia il G8 di Genova è semplice quanto amara: se quelle istanze fossero state ascoltate, oggi probabilmente vivremmo in un pianeta più giusto, più sostenibile e più vivibile.

 

Vittorio Alfieri