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12/02/2024 06:00:00

"La crisi della viticoltura in Sicilia: ecco cosa serve per la vera rivoluzione"

 Gentile Direttore di Tp24,
Mi rivolgo a Lei con questa lettera nella speranza di poter contribuire al dibattito in corso, specialmente in un periodo così difficile caratterizzato da una complessa situazione economica e finanziaria che impatta in modo significativo sul comparto agricolo e vitivinicolo.

La premessa fondamentale riguarda, a mio avviso, il metodo di erogazione dell'anticipo sulle uve, che costituisce il punto cardine per gli agricoltori-viticoltori nel pianificare le attività per la successiva annata agraria.
Questa pratica, se da un lato fornisce un po’ di “ossigeno" ai soci per affrontare la successiva campagna agricola, dall'altro sottopone le aziende (cantine sociali) al pagamento di interessi per i fondi ottenuti in prestito dagli istituti bancari. La scadenza delle cambiali esercita una forte pressione sulla tempistica delle vendite di vino, soprattutto in un mercato volatile.
Se è vero che il principio di liberarsi di questo oneroso strumento è una pratica a cui dovrebbero orientarsi tutte le aziende (anche solo per una parte di quanto necessario) è altrettanto vero che nell’attuale contesto economico appare sbagliato e inopportuno.

Considerando l'ambiente difficile, mortificato anche dalle scelte della politica, che con ritardo sa assumere decisioni che rivestono carattere di urgenza, tutte le aziende agricole hanno necessità di avere in tempi certi e possibilmente celeri risposte alle crisi finanziarie e alle calamità subite dal comparto.

Preferisco non essere coinvolto nel dibattito tra coloro che plaudono le azioni intraprese finora dalla politica e coloro che sostengono che le stesse siano inefficaci; tuttavia, è innegabile che le risorse previste sono gravemente insufficienti. È imperativo agire con urgenza, sebbene sia chiaro che l’intervento è lontano dall'essere adeguato alle necessità attuali.

La vera “rivoluzione” sarebbe sburocratizzare il sistema di supporto alle imprese agricole, renderle più snelle. Ad esempio, attualmente, la richiesta di aiuti energetici (gasolio agricolo) per le imprese agricole attraverso il Piano di Sviluppo e Coesione comporta una serie di procedure complesse, come la presentazione di istanze presso i Centri di Assistenza Agricola (CAA), seguita da un'istruttoria. Ormai i prelievi avvengono tramite l’utilizzo del sistema informativo QUADRIFOGLIO. Basterebbe che un semplice calcolo fatto sui prelievi già fatturati venisse contabilizzato e ristorato attraverso le coordinate bancarie in possesso dei gestori dei carburanti. Una procedura analoga avrebbe potuto essere adottata per affrontare l'abbattimento dei ruoli debitori dei Consorzi di Bonifica della Sicilia per gli anni 2020 e 2021 che ha visto escludere l'anno 2022 che, ricordo, fa riferimento all'annata agraria 2021/2022.  Per l’anno escluso dal beneficio sarebbe auspicabile destinare immediatamente risorse aggiuntive agli agricoltori, alleviando così il loro carico finanziario e contribuendo a mitigare gli effetti della difficile situazione economica che stiamo affrontando. Anche i comuni potrebbero fare la loro, ad esempio considerare lo sgravio sull'IMU per i terreni agricoli per tutti i proprietari di terreni agricoli.

In un ambiente sempre più segnato da sfiducia, gli agricoltori si sentono trascurati da tutti, inclusi gli organismi sindacali, i quali si limitano a rilasciare comunicati generici. Al contrario, alcune organizzazioni più attive, come ad esempio I Guardiani del Territorio, si impegnano attivamente nel cercare di affrontare le difficoltà e le incertezze degli agricoltori, promuovendo discussioni costruttive anziché limitarsi a lamentele sterili.   Anche se ritengo che sia importante valutare alcune ipotesi con le centrali cooperativistiche, preferirei lasciare a loro la definizione di misure specifiche.  Tuttavia credo che alcune di queste possano avere un impatto limitato, se non addirittura insignificante, sul reddito degli agricoltori nel breve termine. 

Dato il quadro attuale, alcuni improvvisati soggetti hanno difficoltà a mantenere un atteggiamento positivo e a non alimentare il disagio. 

Mi appello alla riflessione attenta e coscienziosa delle azioni che si intraprendono al fine di evitare conseguenze disastrose per le realtà economiche che, comunque, hanno una rilevanza nel tessuto economico e sociale.

La mia considerazione è che ogni iniziativa debba essere ponderata e subordinata ad un interrogativo di fondo “porta un beneficio o al contrario aggrava la situazione, complica le dinamiche e, magari, peggiora la malattia anziché curarla”?

Chi è soggiogato dal proprio ego è indifferente alle esigenze degli altri.

Resto a disposizione per ulteriori approfondimenti e ringrazio anticipatamente per l'attenzione.

Cordialmente,

dott. Ignazio Marino