La crisi idrica tra il miraggio del dissalatore e le enormi perdite
Nella provincia di Trapani la crisi idrica c’è e rimarrà a lungo periodo. Il Comune di Trapani prospetta soluzioni tampone a breve termine, ma nessuna definitiva.
Francesco Gruppuso presidente dell’Ati idrico spiega in questa intervista perché il dissalatore di Trapani, più volte individuato come soluzione alla crisi idrica, non sia una soluzione sostenibile sia perché costruirlo nuovo costerebbe meno che ristrutturarlo, ma soprattutto per i costi di vendita dell’acqua sul mercato.
L’acqua dissalata e depurata verrebbe a costare circa 3 euro a metro cubo, ben 4 volte più di Siciliacque, che sul mercato quota l’acqua 0,75 euro a metro cubo.
A Trapani l’emergenza idrica è dovuta a più fattori: dalla grande siccità che ha colpito tutta la Sicilia, passando dalla fragilità della rete idrica, alla rottura della condotta di Bresciana, ai guasti all’impianto storicamente obsoleto.
Non a caso, la provincia di Trapani presenta il 40 – 50% di perdite d’acqua lungo le condotte idriche. A dirlo Francesco Gruppuso. Una percentuale ancora troppo elevata, ma in lieve calo rispetto al 2016, quando risultava una dispersione pari al 60%.
All'Ati è dato scegliere la forma di gestione del servizio idrico e individuare il Gestore unico. Ma Trapani ancora oggi è una delle province della Sicilia che il gestore unico non lo ha, e questo impedisce l’accesso ai fondi del Pnrr.
Ben 25 Comuni trapanesi, fanno parte dell’Ati, che da soli non hanno risorse finanziarie per affrontare l’emergenza. Il presidente assicura che la situazione si sta sbloccando, anche perché il Dipartimento acqua e rifiuti della Regione, ha già diffidato e sollecitato le Ati inadempienti e in alcuni casi ha nominato dei commissari.
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