Censura, una storia che si ripete
Censura. La storia si ripete. Correva l'anno Domini MMXIX, a Torino si svolgeva il Salone del Libro e fu eliminato lo stand della casa editrice Altaforte, di proprietà di un individuo dichiaratamente di fede neofascista e affiliato a Casapound. Il vulnus: aveva pubblicato un libro/intervista dell'allora ministro degli Interni Matteo Salvini.
La mente come sempre quando avviene il malcostume del biasimo della libertà d'espressione, con il ritiro dell'opera, corre alla notte dei roghi dei libri accaduta a Berlino nel 1933 e in altre città tedesche, quando furono bruciati testi di autori come Brecht, London, Marx, Hemingway e Bebel. Il ministro della propaganda nazista, Joseph Goebbels, affermò: "Con le fiamme eliminiamo lo spirito maligno del passato". Nel caso citato, il testo di "Papeete man" non può essere paragonato agli autori 'arsi', ma comunque il male va conosciuto, affrontato e sconfitto, non bandito, altrimenti banalmente ritorna. Nell'anno MMIVXX, tocca a un'autrice che i marsalesi conoscono bene: Valentina Mira. Il suo romanzo è tra i dodici finalisti del premio Strega e narra la storia di Mario Scrocca, militante di sinistra e suicida in carcere. Mario fu incriminato e arrestato per i fatti di via Acca Larenzia, dove davanti alla sezione del Movimento Sociale Italiano, due giovani fascisti furono uccisi da oppositori politici, quasi dieci anni prima, il 7 gennaio del 1978, accusa infondata come dimostrerà l'inchiesta.
Il corpo di Mario fu ritrovato dopo ventiquattr'ore nel carcere di Regina Coeli in una cella, sorvegliato a vista, "anti impiccagione", ufficialmente suicida proprio impiccandosi. Il libro come affermato dalla stessa autrice è politico, perché antifascista. Un passaggio ha suscitato la gastrite tra i membri di Fratelli d'Italia, riguarda l'immagine di un telegiornale del 2008 in cui l'attuale presidente del Consiglio, "mentre deposita una corona di fiori sulla croce celtica nera più grossa che Google Maps abbia mai immortalato", proprio in via Acca Larenzia. Il presidente della Commissione cultura della Camera e Responsabile Nazionale cultura e innovazione di Fratelli d’Italia, Mollicone, ha criticato aspramente questa presenza nella lista dei finalisti del Premio Strega, definendola un atto di resilienza politica per attaccare il governo e la Presidente del Consiglio. Peccato che a giudicarlo ci sarà una giuria, che l'anno precedente contemplava il collega di FdI, il ministro della Cultura Sangiuliano, il quale ammise candidamente di non aver letto le opere finaliste, motivo per cui Mollicone ha precisato di aver letto il romanzo. In attesa dei cinque finalisti, l'odore della censura è nauseabondo.
Vittorio Alfieri
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