Autonomia Differenziata: il rischio per il Sud e suo "Mea Culpa"
In piena estate al centro del dibattito politico, del governo, dei parlamentari, dell'informazione e dei cittadini, l'autonomia differenziata ha suscitato grande interesse. Si è certi che anche i meno attenti ne hanno conoscenza. Sono state raccolte le firme necessarie per proporre il referendum abrogativo sulla nuova norma, grazie altresi alle firme online. Adesso passa al vaglio della Cassazione per verificarne la legittimità, dalla Corte Costituzionale per l'ammissibilità.
Certamente la legge se confermata acuirà il divario socio-economico tra nord e sud. S'impone una riflessione di come dalla nascita della repubblica è stato affrontato la "questione meridionale". Nel dopo guerra fu concesso lo statuto speciale alle regioni del sud, la Sicilia soprattutto per il desiderio indipendetista tra i sostienitori ci fu Salvatore Giuliano, alla Sardegna per l'arretratezza economica. Inoltre la risposta alla distanza tra Milano e Palermo fu l'istituzione della Cassa del Mezzogiorno, voluta dal governo De Gasperi, nel 1950 e soppressa nel 1984, sostituita due anni dopo e fino al 1992 nelle funzioni dall'Agenzia per la promozione e lo sviluppo del Mezzogiorno. L'intenzione era la costruzione di opere straordinarie per favorire il progresso industriale e socio-economico dello Stivale meridionale.
In quattro decenni furono impiegati poco più di ottantamila miliardi di lire. La Cassa li gestì con il "Piano A.S.I" -Aree di Sviluppo Industriale-, attraverso Consorzi promossi da Comuni, Province e Camere di Commercio. Il risultato di questo fiume di denaro pubblico straordinario e dei tanti prestiti a fondo perduto fu spesso fallimentare, perché i maxi-appalti per la costruzione di grandi infrastrutture lasciarono incompiute moltissime opere inutili. Don Luigi Sturzo, siciliano, testimone dell'epoca aveva intuito il pericolo e creò la locuzione "cattedrale nel deserto". L'Autonomia Differenziata va cancellata, ma noi meridionali dobbiamo recitare un "mea culpa" per il pregresso e impegnarci perché la storia non si ripeta.
Vittorio Alfieri
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