L'anacronismo di Pontida
L'anacronismo di Pontida. La piccola cittadina del bergamasco fu teatro dello storico giuramento dei comuni che formavano la Lega Lombarda per combattere contro Federico Barbarossa e ottenere l'indipendenza. Nel 1990, Umberto Bossi inaugurò la prima edizione del raduno del partito Lega Nord per l'Indipendenza della Padania. Sul "sacro suolo", come veniva definito dai leghisti, venne suonato il Va’ pensiero di Giuseppe Verdi, scelto come inno della Pianura Padana.
Trentaquattro anni dopo, l'attuale segretario del partito, Matteo Salvini, ha chiamato a raccolta i sovranisti d'Europa – quasi al completo – per suggellare la grande alleanza dei patrioti. Tra i grandi assenti, Marine Le Pen, che ha inviato un videomessaggio. Dopo quasi un millennio, è mutato l'invasore: oggi, sono cambiate le sembianze e, soprattutto, hanno la pelle nera.
L'ospite d'onore del raduno è stato indubbiamente Viktor Orbán, e il lungo abbraccio con Salvini, soprannominato "Papeete man", lo ha dimostrato. Non è mancato, inoltre, il sostegno all'innocenza di Salvini nel processo Open Arms, in ossequio allo slogan di quest'anno: "Difendere i confini non è reato".
Il generale Roberto Vannacci, difensore della "Patria", ha esordito ringraziando per l'accoglienza: "Grazie per accogliermi sul vostro sacro suolo. Secondo qualcuno, siete persone pericolose, che tirano fuori esecrabili idee di tanti anni fa. Noi siamo qui perché rispettiamo il voto popolare e per il nuovo corso della Lega, che completa, che riunisce tutti quanti, basato su principi di sovranità, ricchezza, tradizioni e onore". Ha poi aggiunto: "Non vogliamo svendere la nostra cittadinanza, che abbiamo ereditato dai nostri nonni, guadagnata combattendo sul Carso."
Come da tradizione, il presidente della regione Veneto, Luca Zaia, è salito sul palco seguito dai suoi consiglieri regionali, srotolando il vessillo del leone di San Marco, simbolo di Venezia e delle terre circostanti.
Nell'anno 2024, si invoca il ritorno alla Lega Lombarda, al Leone di San Marco, alla guerra sul Carso – mattatoio della Grande Guerra – e, perché no, alla croce di San Giorgio.
Vittorio Alfieri
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