Basket. Trapani Shark dopo Scafati: tante certezze, ma anche ...
Dopo la vittoria a Treviso si attendeva una verifica. Puntualmente è arrivata dopo un match, quello di domenica scorsa contro Scafati, che ha vissuto di momenti intensi, di pathos, di fibrillazioni, con un pubblico quasi sul parquet. Sicuramente alcune decisioni arbitrali hanno contribuito ad alzare la temperatura di un PalaShark gremito in ogni ordine di posti. Difficile aumentarne il numero: si è riusciti a scavarne altri cento ma con artifici degni del miglior Fuskas.
I primi 10 minuti sono stati pirotecnici: si è creato un clima talmente surriscaldato da costare l’espulsione a Jasmin Repesa, reo di reiterate proteste. Altro osservato speciale, dopo il Daspo, il Presidente Antonini che, pienamente coinvolto dal clima esplosivo, ha abbandonato spesso il suo “trono”, per assistere al match a pochi centimetri dalla riga di fondo. Nell’occasione è esente da colpe e l’intera multa (4 mila euro) va addebitata ad un pubblico che, nella protesta è andato molto oltre le righe.
Da un punto di vista tecnico occorre affermare che non si sia trattato di un incontro sublime. Troppi errori in difesa su entrambi i fronti, con gli attacchi che prevalevano nettamente. Riguardo alla prova dei singoli, MVP del match va senz’altro assegnato a John Petrucelli che, dopo queste prime tre giornate, potrebbe rientrare nel quintetto ideale del campionato. Non voglio limitarmi ai numeri emersi dallo score, sono arcinoti, ma la sua indole di combattente indomito, dote che lo ha portato in nazionale anche dopo aver superato i 30 anni, lo colloca tra i migliori difensori in circolazione in Europa. Se poi aggiungiamo la ciliegina dei 15 punti messi a segno, i numerosi recuperi e qualche rimbalzo che non guasta, si arriva all’esatta dimensione della prestazione dell’italo- americano.
Un gradino sotto JD Notae e Alibegovic, rispettivamente 20 e 19 punti, che hanno consentito la rimonta del break subito, prima e di prendere definitivamente il largo. Ma le doti balistiche dei due sono arcinote e sicuramente sono imprescindibili.
Di sostanza anche la prova di Yeboah. Si muove sempre a bassa quota per sfuggire ai radar avversari: poi improvvisamente appare per un prezioso rimbalzo, un tap in o una palla recuperata. Ottima la prova dell’ex Rossato: dopo un inizio incerto, ha messo a segno 3 bombe consecutive. Da quel momento ha preso fiducia risultando alla fine determinante. Sostituiva nello starting-five Galloway, la guardia americana che non è ancora scesa in campo a causa di un fastidioso infortunio.
Per una fotografia generale, in termini di applicazione difensiva, si è visto il peso specifico di un team che, dopo un inizio incerto, ha ridotto drasticamente i punti subiti (appena 33 in 20 minuti).
Sono due i giocatori che meritano un discorso avulso dal contesto. Uno è Justin Robinson, il playmaker titolare. Non è esattamente un metronomo, ha una velocità da crociera considerevole, un primo passo esaltante, e tiro e penetrazione non gli fanno difetto. Ma spesso è arruffone ed il temperamento lo porta a strafare. Il fatto di non avere esperienze specifiche in Europa lo induce a giocare all’americana, come fosse un match da playground, in uno dei tanti campetti presenti sul territorio americano. Ha potenzialità offensive enormi: se disciplinato da Repesa diventerà uno dei migliori play del torneo. Altra nota, ma quasi del tutto negativa, attiene a Tibor Pleiss, un pivot di 2.18 che non riesce a far pesare la sua ragguardevole altezza sotto le plance. Rappresenta un enigma irrisolvibile in questo momento. Ama giocare in post alto, lontano da canestro, aprire il campo e scoccare un tiro dalla distanza, possedendo una mano morbida. Ma allo Shark serve un pivottone grande e grosso, un intimidatore d’area, un rimbalzista. Di tiratori il roster ne possiede a iosa ed aggiungerne un altro servo a poco. Rispetto a Robinson, che ha notevoli margini di miglioramento, non ritengo che il tedesco possa riciclarsi in un ruolo che non gli appartiene. È destinato a fare da secondo ad un monumentale Horton, che sa far valere le sue leve da piovra ed avere ben altro peso specifico sotto canestro.
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