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07/01/2025 19:25:00

Sono 13 i comuni della provincia di Trapani "Città che legge" per il triennio 2024 - 2026

Sono tredici i comuni della provincia di Trapani che hanno ottenuto la qualifica di “Città che legge” per il triennio 2024-2025-2026. Un riconoscimento importante, ma anche una responsabilità: trasformare la lettura in una pratica più diffusa, accessibile e presente nella vita quotidiana delle comunità.

I comuni trapanesi inseriti nell’elenco sono Trapani, Marsala, Castelvetrano, Partanna, Gibellina, Salemi, Mazara del Vallo, Campobello di Mazara, Calatafimi-Segesta, Erice, Santa Ninfa, Castellammare del Golfo e Alcamo.

La qualifica è promossa dal Centro per il libro e la lettura del Ministero della Cultura, in collaborazione con l’ANCI, e valorizza le amministrazioni comunali che si impegnano in politiche pubbliche di promozione della lettura. Non basta dichiarare attenzione ai libri: servono biblioteche, librerie, iniziative continuative, patti locali per la lettura, attività nelle scuole, reti con associazioni e soggetti culturali.

Per i comuni riconosciuti si apre anche la possibilità di partecipare a bandi riservati e accedere a finanziamenti dedicati. È uno degli aspetti più concreti del titolo: essere “Città che legge” può diventare una leva per costruire progetti, rafforzare biblioteche, sostenere rassegne, ampliare servizi e portare libri in luoghi non convenzionali.

Il dato trapanese è significativo perché disegna una mappa diffusa. Non ci sono soltanto i centri più grandi, come Trapani, Marsala, Mazara del Vallo, Alcamo e Castelvetrano. Ci sono anche comuni più piccoli, come Gibellina, Santa Ninfa, Partanna, Salemi, Calatafimi-Segesta, Campobello di Mazara, Erice e Castellammare del Golfo.

È una rete che attraversa aree diverse della provincia: città costiere, centri del Belìce, territori legati all’archeologia, al turismo, alla memoria del terremoto, ai festival letterari e alle biblioteche di comunità.

Il riconoscimento, però, arriva dentro un contesto difficile. In Sicilia si legge poco. I dati Istat più recenti disponibili sul 2023 indicano che la quota di lettori nell’Isola era del 25,3 per cento, molto al di sotto della media nazionale e anche del dato della Sardegna, ferma al 38,6 per cento. (agenziacult.it)

Questo significa che il titolo di “Città che legge” non può essere trattato come una medaglia. Deve diventare un punto di partenza. Una provincia con tredici comuni riconosciuti ha l’occasione di costruire un lavoro comune, ma deve fare i conti con abitudini fragili, famiglie in cui i libri entrano poco, biblioteche da rendere più frequentate e giovani da coinvolgere con linguaggi nuovi.

Il problema non riguarda soltanto il numero di libri letti. Riguarda l’accesso alla conoscenza, la capacità di orientarsi tra informazioni, la possibilità di usare la lettura come strumento di crescita personale e civile.

Una biblioteca aperta e viva può fare molto più che prestare volumi. Può diventare spazio di studio, incontro, orientamento, educazione digitale, lettura ad alta voce, formazione, ascolto. Può accogliere bambini, adolescenti, anziani, nuovi cittadini, lettori forti e persone che non hanno mai avuto familiarità con i libri.

In questa direzione, la qualifica può servire se spinge i comuni a lavorare insieme. La provincia di Trapani ha già diverse esperienze attive: festival letterari, patti per la lettura, biblioteche comunali, iniziative nelle scuole, progetti culturali legati a Gibellina, Salemi, Marsala, Trapani e agli altri centri coinvolti.

La sfida è evitare che ogni comune proceda da solo. Una rete provinciale della lettura potrebbe mettere in comune cataloghi, attività, rassegne, formazione degli operatori, laboratori per studenti, progetti per le periferie e le contrade, iniziative dedicate a chi normalmente resta lontano dai luoghi culturali.

Il Centro per il libro e la lettura, nel comunicare l’elenco dei comuni selezionati, ha ricordato che la qualifica è attribuita alle amministrazioni che dimostrano di possedere i requisiti richiesti dall’avviso pubblico per il triennio 2024-2025-2026. (cepell.it)

Il passo successivo, però, sarà misurare la qualità delle politiche messe in campo. Serviranno progetti capaci di durare, non solo eventi occasionali. Servirà un rapporto più stretto con le scuole, perché è lì che si costruisce una parte decisiva dell’abitudine alla lettura. Servirà investire sulle biblioteche come presidi culturali e non come servizi residuali.

Essere “Città che legge” significa anche accettare una domanda scomoda: quanti cittadini, in concreto, leggono? Quanti frequentano una biblioteca? Quanti ragazzi trovano nei libri un’occasione reale di scoperta, e non solo un obbligo scolastico?

La qualifica ottenuta dai tredici comuni trapanesi può aprire una fase nuova, soprattutto se verrà usata per costruire collaborazione tra amministrazioni, biblioteche, associazioni, librerie, scuole e festival.

Il riconoscimento c’è. Ora bisogna trasformarlo in pratica quotidiana. Perché una città legge davvero non quando ottiene un titolo, ma quando i libri entrano nelle case, nelle classi, nelle piazze, nei quartieri e nelle vite delle persone.

Ines D’Orazio