L'abolizione dell'abuso d'ufficio salva Agrò. Il punto sul processo
Cancellato con un colpo di spugna, dal governo Meloni, il reato di abuso d’ufficio (tipico dei “colletti bianchi”), sono rimasti due i capi d’imputazione dai quali si deve difendere, in Tribunale, a Marsala, l’ex direttore del Parco archeologico di Selinunte, Bernardo Agrò, di 65 anni.
I due reati contestati sono induzione indebita a dare o promettere utilità, nell’alveo dell’articolo 319 del codice penale che punisce la corruzione (art. 319 quater) e falso ideologico in atto pubblico.
In concorso con Agrò, sono imputati anche due imprenditori, Vito D’Anna, di 62 anni, di Favara, e Nicolò Castro, di 72, nato a Salemi, ma residente ad Agrigento. I tre, poco meno di due anni fa, sono rimasti coinvolti in un’inchiesta di Guardia di finanza e Procura di Marsala su alcuni appalti che, secondo l’accusa, tra il 2020 e il 2021, vennero affidati ad imprese i cui titolari sarebbero stati legati da rapporti di amicizia con l’allora direttore del Parco archeologico di Selinunte.
Due anni fa, venne contestato anche l’abuso d’ufficio, poi però abrogato dal ddl Nordio. Il 6 marzo 2023, a Bernardo Agrò fu notificata la misura cautelare interdittiva della “sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio”, poi revocata, una decina di giorni dopo, dal gip Riccardo Alcamo a seguito delle dimissioni presentate dal funzionario regionale, che quando subì il provvedimento era direttore del Parco archeologico di Lilybeo-Marsala.
Secondo gli investigatori, a fronte dell’assegnazione di lavori pubblici lavori, gran parte dei quali affidati con la procedura della somma urgenza, Agrò avrebbe percepito dalle imprese affidatarie varie utilità, tra le quali opere di ristrutturazione presso abitazioni private nella sua disponibilità e di suoi familiari nelle province di Palermo e Agrigento, nonché interventi di trasloco, giardinaggio e disinfestazione negli stessi immobili. Tra i principali appalti affidati i lavori di adeguamento Covid-19 nel Museo del Satiro Danzante di Mazara del Vallo nel giugno 2020 e quelli relativi alla preparazione dell'evento di commemorazione dei coniugi Tusa, tenutosi nel dicembre dello stesso anno nell’area archeologica di Selinunte. “Nel corso delle investigazioni, durate quasi due anni ed eseguite mediante incroci di banche dati, intercettazioni telefoniche, analisi di tabulati telefonici, telecamere occulte, accertamenti bancari e attività di pedinamento – spiegarono due anni fa le Fiamme Gialle - i finanzieri, avvalendosi delle più sofisticate tecnologie d'indagine, hanno inoculato un "trojan" sul dispositivo cellulare in uso ad uno degli imprenditori, legato all'ex direttore del Parco da solidi e ben celati legami d'amicizia. Grazie al captatore informatico, la Guardia di Finanza, attivando il microfono del cellulare infetto, è riuscita a costruire un quadro probatorio di assoluto rilievo, utile a dimostrare l'esistenza, all'epoca delle indagini, di un patologico sistema clientelare presso il Parco archeologico selinuntino, preordinato all'assegnazione di pubbliche commesse ad un cartello d'imprese, perlopiù agrigentine, riconducibili alle figure dei tre imprenditori. In sintesi, a fronte di una rotazione formale degli operatori economici chiamati a lavorare presso il Parco, si constatava che le imprese beneficiarie apparivano puntualmente riconducibili, per il tramite di soggetti "prestanome", a fattuali poteri di gestione dei predetti imprenditori, legati all'allora Direttore da diretti e radicati rapporti di natura amicale. In tale contesto, si appurava che molte delle procedure di somma urgenza imbastite dall’Ente venivano scientemente ed artatamente organizzate “a tavolino”, sulla base di rapporti collusivi tra i pubblici funzionari e le private imprese. Nello specifico, si acclarava che, a fronte dell’assegnazione di pubblici lavori, gran parte dei quali attribuiti in somma urgenza ed attraverso uno strumentale utilizzo del Mepa (Mercato Elettronico della Pubblica Amministrazione), il responsabile dell’Ente percepiva dalle imprese affidatarie varie utilità, tra le quali opere di ristrutturazione presso abitazioni private nella disponibilità del pubblico ufficiale e di familiari di quest’ultimo, site nelle province di Palermo ed Agrigento, nonché interventi di trasloco, giardinaggio e disinfestazione presso i predetti domicili. Tra gli episodi illeciti maggiormente significativi, spiccano gli appalti legati ai lavori di adeguamento Covid-19 svolti presso il Museo del Satiro Danzante di Mazara del Vallo nel giugno 2020 e quelli relativi alla preparazione dell'evento di commemorazione dei coniugi Tusa, tenutosi nel dicembre dello stesso anno presso l'area archeologica selinuntina”. A difendere i tre imputati sono gli avvocati Giuseppe Scozzari, Giovanni Miceli, Salvatore Virgone e Gerlando Alonge.
A presiedere il collegio giudicante del Tribunale di Marsala è Vito Marcello Saladino, giudici a latere Chiara Vicini e Francesco Paolo Pizzo.
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