“L'arte della gioia” di Goliarda Sapienza e Valeria Golino
di katia Regina - Si torna a parlare di libri, di uno in particolare: L'arte della gioia, della tanto scandalosa quanto necessaria Goliarda Sapienza, una donna siciliana che ha fatto parlare una picciriddra di inizio 900 della Sicilia più arretrata: Modesta, ma solo nel nome (ndr). La protagonista di questa epopea non si è mai accontentata di quello che il destino le aveva riservato: ho sempre rubato la mia parte di gioia a tutto e a tutti. Ecco perché della gioia ne ha fatto un'arte.
Un viaggio in cui la protagonista attraversa e vìola tutti i tabù conosciuti, nessuno escluso: incesti, omicidi, tradimenti, menzogne, perversioni sessuali e mentali subìti e messi in atto scientemente pur di rubare la sua parte di vita affrancata dallo stigma della povertà. Ciononostante è impossibile non fare il tifo per lei.
La lettura di questo libro mi ha sconvolto a suo tempo, tanto da cercarne altri della stessa autrice: L'università di Rebibbia, per citarne uno, e poi tutto ciò che si poteva trovare sulla rete: interviste, documentari, approfondimenti. Più approfondivo la sua conoscenza e più cercavo altre cose su di lei, una sorta di ossessione. La genialità di Goliarda soverchiava su ogni cosa, le sue ombre la illuminavano ulteriormente e incredibilmente. Chi dona la propria anima agli altri, senza remore, senza pudore, senza timore, ci espone all'irresistibile e ottenebrante vertigine che si prova guardando l'abisso. Ciò detto, quando ho saputo dell'imminente programmazione della serie televisiva, l'ho attesa come i bambini attendono il Natale.
Generalmente, chi ha amato un libro fa difficoltà ad apprezzare a pieno la trasposizione cinematografica. Ebbene, non è questo il caso. Valeria Golino ha saputo raccontare una storia camminando in equilibrio perfetto su un filo d'acciaio a strapiombo sull'abisso. Sono stati davvero bravi, tutti, ciascuno nel proprio ruolo, coesi nel patto di sospendere ogni giudizio.
La serie televisiva L'arte della gioia, ha fatto saltare il tavolo delle fiction finora proposte. Tutti a casa, direbbe qualcuno. Proverò un azzardo, sapendo già che molti storceranno il naso. Dopo aver visto le sei puntate della serie ho pensato a Kubrick, ho sentito la sua voce: ok, ora ve la racconto io questa storia. Ora sulla guerra; ora sulla sessualità, e ancora sull'oscurità della natura umana. Il genio primus inter pares capace di raccontare storie in cui ogni personaggio è una figura isolata e intrappolata in situazioni che sempre accendono riflettori sulle fragilità e la solitudine dell'esistenza.
Ebbene, anche Valeria Golino non ha sbagliato un colpo finora, ogni film un tema forte e delicato, affrontato con sincerità e senza le esasperazioni del politicamente corretto. Ne cito uno su tutti: Miele, trovatemi voi un altro film che parla del suicidio assistito mostrando anche le ambiguità etiche, senza tuttavia mettere in discussione il diritto di autodeterminazione che ogni singolo cittadino dovrebbe avere, garantito dalla legge.
Come da regola, nessun approfondimento né elenco dettagliato nei miei articoli, spunti di riflessione per stimolare chi mi legge a proseguire la conoscenza del tema. Solo un paio di cose alla fine: consigli per la lettura e per la visione. Eccoli:
L'università di Rebibbia di Goliarda Sapienza, perché è un libro potente e commovente che offre uno sguardo profondo sull'umanità e sulla società.
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