Non c'è il via libera ai lavori per il dissalatore di Trapani. "Da Schifani solo propaganda"
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Il dissalatore di Trapani resta fermo al palo. Nel recente Decreto Commissariale, che dà il via libera al dissalatore di Porto Empedocle, non c'è l'ok ai lavori nell'impianto di Trapani, bloccato in un limbo amministrativo burocratico per la mancanza di alcuni pareri.
Lo fa sapere la deputata regionale del M5s Cristina Ciminnisi che critica senza mezzi termini il governo regionale. «La propaganda del Presidente della Regione, come le bugie, ha le gambe corte. Schifani continua a prendere in giro i trapanesi, promettendo soluzioni che sa benissimo essere di difficile realizzazione. Aver prospettato tempi brevi per la riattivazione del dissalatore di Trapani, che insiste in un’area di riserva naturale, senza aver tenuto conto delle prevedibili criticità ambientali, è stata una grossolana sottovalutazione. Non vorrei che ora si tenti di scaricare le responsabilità sui vincoli ambientali invece di ammettere l’incapacità della Regione di trovare soluzioni vere e praticabili».
L'area in cui va brutta mostra di sè il dissalatore di Trapani è abbandonata da 10 anni. L'impianto è irrecuperabile, e nell'area dovrebbero essere installati degli impianti di dissalazione mobili, oltre a sistemare la zona e rendere operative le pompe e le strutture a mare. Costo 30 milioni di euro. Ne abbiamo parlato qui.
«Schifani – continua Ciminnisi – sapeva perfettamente che riattivare l’impianto nell’area protetta avrebbe richiesto approfondite valutazioni tecniche e ambientali e che probabilmente l’iter avrebbe potuto subire inevitabili rallentamenti. Eppure, per mesi, ha continuato a spacciare questa ipotesi come soluzione immediata, illudendo i siciliani di risolvere la crisi idrica con i dissalatori di Gela, Trapani e Porto Empedocle entro il 2025. Già il primo dato sulla produzione di litri dissalati per secondo di tutti e tre gli impianti, anche a pieno regime, ha reso chiaro che la loro portata sarebbe stata comunque insufficiente».
«Nel frattempo - conclude Ciminnisi - nella consapevolezza che una nuova crisi idrica è già alle porte, sono partiti i razionamenti di acqua potabile e decine di milioni di euro che si sarebbero potuti utilizzare per interventi più immediati sulle reti idriche colabrodo sono stati totalmente ipotecati dall'ipotesi dissalatori. I nostri dubbi, ampiamente anticipati, si stanno dimostrando, purtroppo, fondati. A pagare saranno i cittadini trapanesi che saranno costretti ad un’altra estate di rubinetti a secco, bidoni e autobotti. È una farsa».
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