Restare al Sud non può essere soltanto uno slogan. È una domanda concreta, spesso difficile, che riguarda lavoro, desideri, servizi, cultura, libertà di scelta. A Mazara del Vallo questa domanda diventa il centro di una due giorni dedicata ai giovani e al futuro del territorio.
Il 15 e 16 aprile la città ospita “Restare al Sud”, iniziativa promossa nell’ambito della terza edizione di “Quarta Parete. Giovani spettatori protagonisti”, progetto voluto dall’Assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Mazara del Vallo, in collaborazione con Tlon e con la direzione di Giacomo Bonagiuso.
Il percorso affronta uno dei nodi più urgenti per molti comuni siciliani: lo spopolamento, la partenza dei giovani, la difficoltà di immaginare nel Mezzogiorno una vita non segnata dalla rinuncia. Ma prova anche a spostare il discorso. Non chiedere ai ragazzi di restare per dovere, ma capire quali condizioni rendano possibile e desiderabile restare.
Il primo appuntamento è martedì 15 aprile, alle 21, al Teatro Garibaldi, con il talk pubblico “Fare cultura indipendente in Italia”. Sul palco Maura Gancitano, filosofa e scrittrice di origine mazarese, e Andrea Colamedici, scrittore ed editore, fondatori del progetto Tlon. A moderare l’incontro sarà Giacomo Bonagiuso.
La presenza di Gancitano ha un valore particolare. Non solo perché torna nella sua città, ma perché porta dentro il dibattito una riflessione che unisce filosofia, editoria indipendente, impresa culturale e rapporto con i luoghi. Tlon, negli anni, ha costruito una comunità di lettori e lettrici attorno a libri, festival, podcast, percorsi formativi e contenuti digitali, dimostrando che fare cultura può essere anche un modo di produrre lavoro e nuove possibilità.
Il tema della cultura indipendente, in questo senso, non è laterale rispetto alla restanza. È una delle possibili risposte. Restare non significa aspettare che le opportunità arrivino dall’esterno. Significa anche costruirle, creare reti, immaginare economie culturali, usare competenze e strumenti contemporanei senza recidere il legame con il territorio.
Il giorno successivo, mercoledì 16 aprile, il confronto si sposterà nelle scuole. Alle 10, nell’auditorium “Dante Alighieri” dell’Istituto superiore “F. Ferrara”, si terrà il talk rivolto agli studenti degli istituti superiori della città: “Restare al Sud? Diritto a restare, desideri e possibilità”.
L’incontro coinvolgerà esperienze come Tlon, Maghweb, Carmelo Traina ed Elisa Chillura. Nel pomeriggio sono previsti workshop partecipativi, pensati per far emergere bisogni, visioni e proposte dei ragazzi. Non solo ascolto, dunque, ma progettazione condivisa.
È qui che il progetto assume il suo significato più interessante. Parlare di giovani senza coinvolgerli direttamente rischia di produrre l’ennesimo discorso sugli altri. “Quarta Parete” prova invece a mettere gli studenti nella posizione di interlocutori, non di destinatari passivi.
Il nome stesso del progetto richiama il teatro: la quarta parete è il confine invisibile tra scena e pubblico. Romperla significa cambiare relazione. In questo caso, significa chiedere ai giovani di non restare spettatori del proprio futuro, ma di diventare protagonisti della discussione sulla città.
La terza edizione del progetto ha come tema “Teatro, filosofia, restanza”. Il Comune di Mazara del Vallo, presentando l’iniziativa, ha spiegato che il percorso è rivolto agli studenti degli istituti superiori e mira alla costruzione di una sensibilità artistica e culturale nelle nuove generazioni, con attività di tutoring affidate a Giacomo Bonagiuso.
La restanza, parola ormai entrata nel lessico del dibattito sui piccoli centri e sul Mezzogiorno, non va confusa con l’immobilità. Non è restare perché non si hanno alternative. È scegliere di restare, o di tornare, quando esistono condizioni di dignità, lavoro, relazioni e futuro.
È una distinzione decisiva. Il Sud non può chiedere ai giovani sacrifici astratti in nome dell’appartenenza. Deve offrire strumenti reali: formazione, spazi culturali, opportunità professionali, accesso alla casa, mobilità, servizi, luoghi di partecipazione.
Da questo punto di vista, il caso di Mazara è emblematico. Città di mare, di pesca, di culture intrecciate, di patrimonio storico e di energie civiche, ma anche città esposta alle stesse fragilità che attraversano molta Sicilia: partenze, discontinuità economiche, difficoltà nel trattenere competenze e desideri.
L’iniziativa non promette soluzioni immediate. Sarebbe ingenuo. Ma apre uno spazio pubblico in cui la domanda può essere posta con serietà: si può costruire futuro a Mazara? E cosa serve perché un giovane possa dire di sì senza sentirsi condannato a rinunciare?
La risposta passa anche dalla cultura. Non come ornamento, ma come infrastruttura. Un teatro aperto, un progetto con le scuole, un confronto con esperienze nazionali, un laboratorio di idee possono diventare strumenti per cambiare il modo in cui una comunità guarda se stessa.
Il talk del 15 aprile al Teatro Garibaldi sarà aperto alla cittadinanza su prenotazione. Il 16 aprile, invece, la mattina e il pomeriggio saranno dedicati agli studenti, con incontri e workshop.
“Restare al Sud” porta così a Mazara un tema che riguarda molte città siciliane. Non basta denunciare la fuga dei giovani. Bisogna chiedersi cosa renda un luogo abitabile, desiderabile, aperto al futuro.
E forse il primo passo è proprio questo: smettere di parlare dei giovani come di un problema e cominciare ad ascoltarli come parte della soluzione.
Ines D’Orazio