Sanità, "Il Governo Schifani mortifica i centri di dialisi, favoriti i laboratori privati"
Ancora una volta, la sanità privata in Sicilia si muove su binari paralleli, ma disuguali. Da una parte laboratori di analisi e specialistica ambulatoriale continuano a ricevere risorse in aumento, dall'altra i centri di dialisi restano bloccati a tariffe ferme da oltre vent'anni. È l’accusa che arriva dalle associazioni di categoria, che puntano il dito contro l’esecutivo regionale guidato da Renato Schifani e, in particolare, contro l’assessorato alla Salute.
Nonostante la rete dei centri di dialisi in Sicilia conti 81 strutture che assicurano un servizio salvavita a circa 4 mila pazienti, gli accordi raggiunti negli ultimi anni sono stati puntualmente disattesi. Lo denunciano con forza Giuseppe Verde e Livio Marrocco, presidente e vicepresidente di ADS, l’associazione che riunisce le principali realtà del settore. "Abbiamo partecipato a decine di riunioni tecniche, cercato un punto d’incontro, proposto soluzioni sostenibili e in linea con la normativa nazionale – spiegano – ma dall’assessorato arriva solo un muro di silenzio e chiusura".
Nel mirino ci sono le scelte dell’assessore regionale alla Salute, Daniela Faraoni, e del dirigente del dipartimento di pianificazione strategica, Salvatore Iacolino. Secondo le associazioni, l’esecutivo avrebbe ignorato gli impegni assunti, che prevedevano un progressivo aumento del budget assegnato al settore, fino a raggiungere i 110 milioni di euro. Ma per il 2025, il governo è disposto a concedere appena 1,8 milioni di euro in più, a fronte di una richiesta di 3,8 milioni, cifra che corrisponderebbe all’applicazione di un aumento del 3,5% previsto dalla normativa nazionale.
Una differenza contenuta, ma che potrebbe fare la differenza per garantire la sopravvivenza economica di molte strutture. Invece, il decreto in preparazione introduce nuovi tetti di spesa, suddividendo i fondi in quote del 46% per le prestazioni di alta qualità e del 54% per tutte le altre – con tariffe che restano le più basse d’Italia e immutate da più di due decenni.
"È un atteggiamento incomprensibile – insistono Verde e Marrocco – mentre ad altri settori della sanità privata vengono concessi aumenti costanti, alla dialisi si riservano fondi minimi, insufficienti a coprire l’aumento dei costi e la crescente complessità delle cure. E tutto questo a discapito di migliaia di pazienti cronici che dipendono dalle nostre prestazioni per vivere".
Il messaggio delle associazioni è chiaro: serve un cambio di rotta. Una politica sanitaria che riconosca l’importanza della dialisi nel sistema sanitario regionale e che garantisca pari dignità a tutti gli operatori del privato convenzionato. La palla, ora, torna al governo regionale.
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