Carceri siciliane al collasso. I numeri della vergogna
Celle piene, diritto alla salute spesso negato e comunque difficoltà di accesso alle cure e alle terapie, spazi limitati, igiene insufficiente. La dignità non è rispettata, anzi viene violentata ogni giorno all’interno delle carceri siciliane.
A scriverlo chiaramente è la Corte dei Conti, in Sicilia l’unico istituto di pena che appare regolare è quello di Sciacca. E’ piena emergenza, i giudici contabili nella relazione "Infrastrutture e digitalizzazione: Piano Carceri", approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato con Delibera 42 del 2025, ne traccia un quadro drammatico.
La necessità è quella di creare nuovi posti detentivi, oltre all’urgenza di completare quelli di manutenzione straordinaria già avviati, per migliorare le condizioni ambientali, igienico-sanitarie e di trattamento all'interno delle carceri.
I numeri
La Corte dei Conti nella relazione snocciola i numeri: al 31 dicembre i detenuti erano
61.861 mentre la capienza complessiva è di 51.312 posti, quindi il sovraffollamento è del 120,5%.
In Sicilia i detenuti presenti sono 6.936 per una capienza di 6.439posti, mancano 497 posti. Solo il carcere di Sciacca rispetta la capienza che è conforme agli standard dell’Unione Europea.
Le regioni con maggiori criticità sono soprattutto Lombardia, Puglia, Campania, Lazio, Veneto e Sicilia.
L’appello
I giudici contabili chiedono che vi sia una accelerazione, anche nella richiesta dei finanziamenti, necessari per l’ammodernamento delle infrastrutture. La realizzazione del nuovo padiglione del carcere di Agrigento, ad esempio, è ferma da anni a causa del fallimento dell’azienda appaltatrice. Il documento invita dunque “a predisporre stime realistiche dei costi, accompagnate da una pianificazione efficace delle risorse e dalla definizione di linee guida per le strutture penitenziarie, coerenti con gli standard minimi europei e internazionali”.
Al nuovo Commissario straordinario si chiede di tenere conto delle criticità emerse dall'indagine e di assicurare un attento monitoraggio degli interventi nel rispetto dei cronoprogrammi procedurali e finanziari, per evitare ulteriori ritardi e criticità operative.
Insomma il governo Meloni deve concentrarsi sulla “necessità ed urgenza che giungano a conclusione gli ulteriori interventi di manutenzione straordinaria già programmati – e tuttora in corso – per il miglioramento delle condizioni ambientali, igienico-sanitarie e trattamentali all’interno degli Istituti”.
Le reazioni politiche
Fabrizio Benzoni, deputato di Azione, parla di “fallimento strutturale del Piano Carceri, l'incapacità di realizzare interventi già finanziati e programmati, e la totale assenza di una visione coerente per la gestione della popolazione detenuta. È ora evidente anche ai giudici contabili che il problema non è solo il sovraffollamento, ma un sistema penitenziario abbandonato, con strutture fatiscenti, cantieri mai completati, progetti lasciati a metà, e una programmazione basata su stime irreali e approssimative. Le carceri italiane, in molte regioni, sono al limite dell'emergenza umanitaria. Manca tutto: spazi vivibili, assistenza sanitaria adeguata, percorsi trattamentali reali. I dati sui suicidi e sui decessi parlano chiaro e non possono più essere ignorati. Chiediamo impegni precisi, una regia politica forte, una pianificazione concreta delle risorse e un monitoraggio rigoroso degli interventi”.
Alfonso Alaimo, Alternativa popolare Sicilia, chiede con forza al ministro della Giustizia Carlo Nordio di intervenire sulla grave situazione carceri: “In Sicilia più che altrove, la situazione relativa alle case circondariali è di assoluta emergenza, sia dal punto di vista della carenza strutturale ed igienico sanitaria, che da quello del sovraffollamento. Ci auspichiamo che la recentissima relazione della Corte dei conti in merito alla questione, metta in moto una serie di iniziative non più procrastinabili. Dentro le carceri siciliane, in particolare a Palermo, Messina ed Agrigento, sembrano essere venute meno le condizioni vitali di base”.
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