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19/05/2025 10:00:00

“Mamma Carnevale”: un crowdfunding per produrre il corto su Francesca Serio

La storia di Francesca Serio torna a cercare voce, questa volta attraverso il cinema. Nel settantesimo anniversario dell’uccisione di Salvatore Carnevale, sindacalista assassinato dalla mafia il 16 maggio 1955 a Sciara, Luana Rondinelli e Gregorio Caimi lanciano una campagna di crowdfunding per realizzare il cortometraggio “Mamma Carnevale”.

Il progetto nasce dal percorso di “Sciara – Prima c’agghiorna”, prima spettacolo teatrale, poi libro e audiolibro pubblicato da Navarra Editore, scritto da Rondinelli con le musiche dei Musicanti di Gregorio Caimi. Un lavoro che ha riportato al centro la figura di Francesca Serio, madre di Turiddu Carnevale, donna povera, sola, analfabeta, ma capace di rompere l’omertà e sfidare apertamente la mafia in anni in cui farlo significava esporsi a isolamento, minacce e dolore.

La raccolta fondi è attiva sulla piattaforma Produzioni dal Basso. L’obiettivo è finanziare la produzione del corto e permettere a questa storia di raggiungere un pubblico più ampio, a partire da una modalità coerente con il senso del progetto: una partecipazione dal basso, comunitaria, non affidata soltanto ai canali istituzionali o produttivi tradizionali.

“Salvatore e Francesca si sono battuti per i diritti di tutti, Salvatore e Francesca sono di tutti”, spiegano Luana Rondinelli e Gregorio Caimi. Per questo, aggiungono, è stata scelta una campagna di finanziamento popolare: “Crediamo che questo film, queste vite debbano appartenere a quante più persone possibili”.

Francesca Serio, conosciuta come “Mamma Carnevale”, è considerata la prima donna ad avere denunciato apertamente la mafia. La sua vicenda attraversa uno dei passaggi più duri della Sicilia del dopoguerra: le lotte contadine, lo sfruttamento dei braccianti, il potere dei gabelloti, la violenza mafiosa contro chi provava a organizzare diritti e lavoro.

Nata nei Nebrodi e poi trasferitasi a Sciara, Francesca Serio crebbe il figlio Salvatore da sola, in condizioni di grande povertà. Lavorò nei campi accanto agli uomini, scelta che già di per sé rompeva gli schemi di una società che relegava le donne dentro ruoli rigidi e silenziosi.

Salvatore Carnevale, diventato militante socialista e sindacalista, organizzò i lavoratori della terra, chiese l’applicazione della riforma agraria, promosse l’occupazione delle terre incolte. Studiava e, nella sua casa povera, riuniva i contadini per discutere di diritti, salari, dignità.

La sua attività diventò presto un ostacolo per il potere dei proprietari terrieri e dei mafiosi locali. Il 16 maggio 1955 venne ucciso. Aveva trentuno anni.

Da quel momento Francesca Serio trasformò il lutto in accusa pubblica. Non accettò il silenzio, non si piegò alla paura. Denunciò i mafiosi che avevano minacciato lei e il figlio, indicò nomi e responsabilità, si costituì parte civile. Fu sostenuta, tra gli altri, da Sandro Pertini, allora deputato socialista, che le rimase accanto nella lunga battaglia giudiziaria.

Il processo di primo grado si concluse con condanne all’ergastolo per gli imputati. Ma in appello la sentenza venne ribaltata e la Cassazione mise fine alle speranze di giustizia. Francesca Serio visse quella conclusione come una seconda morte del figlio.

È questa vicenda umana e giudiziaria che “Mamma Carnevale” vuole portare sullo schermo. Non una memoria da consegnare alla retorica, ma una storia ancora capace di interrogare il presente.

Il lavoro di Luana Rondinelli e Gregorio Caimi nasce dalla forza della lingua siciliana, dalla musica popolare e da una scrittura teatrale che non addolcisce il dolore. Le parole finali di “Sciara – Prima c’agghiorna” restano come un lamento e un atto d’accusa: “Lu taliae senza ciatare, l’accarizzai e pinzae chi lu destino è una rota chi nun si ferma puru si ti fa stringiri i renti…”.

In quella lingua c’è la radice di un racconto che non vuole essere distante. Francesca non viene trasformata in statua civile. Resta madre, contadina, donna ferita, testimone ostinata. La sua forza nasce proprio da questa umanità non addomesticata.

Il cortometraggio prova ad aggiungere un nuovo linguaggio a un percorso già attraversato dal teatro, dalla musica, dal libro e dall’audiolibro. Il cinema può rendere visibile ciò che la scena ha evocato: il corpo di una madre, la terra, il silenzio di Sciara, il dolore, la denuncia, la solitudine di una donna davanti a un sistema più grande di lei.

Il 2025, settantesimo anniversario dell’omicidio di Salvatore Carnevale, rende il progetto ancora più significativo. La memoria di Turiddu e Francesca non appartiene solo alla storia della sinistra siciliana o dell’antimafia. Parla di lavoro, diritti, giustizia negata, disuguaglianze sociali, coraggio individuale e responsabilità collettiva.

“Viviamo in un tempo di solitudini”, ricordano Rondinelli e Caimi, “ma solo la comunità può fronteggiare il dislivello sociale che è sempre più visibile. Francesca insegna ancora a non arrendersi, a non avere paura, a scegliere la giustizia”.

È forse questo il punto più attuale del progetto. Raccontare Francesca Serio oggi significa chiedersi quali forme assuma la paura, quali silenzi continuino a proteggere i poteri, quali strumenti abbia una comunità per riconoscere e difendere chi lotta per i diritti.

La campagna su Produzioni dal Basso permette a chiunque di contribuire alla realizzazione del corto. Non è soltanto un sostegno economico. È un modo per partecipare a una memoria condivisa, per diventare parte di una storia che rischia, come molte storie popolari e femminili, di essere ricordata solo a tratti.

“Mamma Carnevale” nasce per impedire questo. Per riportare Francesca Serio davanti agli occhi di chi non la conosce, per restituire alla sua voce la forza che ebbe nel momento più difficile, quando una madre sola decise di sfidare la mafia e il silenzio.

Il link per partecipare alla raccolta fondi è disponibile sulla piattaforma Produzioni dal Basso, cercando il progetto “Mamma Carnevale”.

Ines D’Orazio