Droni, palloni da calcio, profumi e sesso in cambio di favori: si è chiuso con pesanti condanne il processo “Alcatraz”, la maxi inchiesta che ha svelato un sistema di corruzione all’interno del carcere “Pietro Cerulli” di Trapani. Il tribunale ha emesso la sentenza il 7 luglio 2025, accogliendo gran parte delle accuse della Procura.
Nel mirino erano finiti 31 imputati tra agenti penitenziari, detenuti e complici esterni, accusati a vario titolo di aver fatto entrare droga, telefoni cellulari, armi rudimentali, sigarette e altri oggetti vietati all’interno dell’istituto di pena, anche con l’uso di droni e palloni da calcio lanciati da fuori le mura.
Il giudice ha condannato a quattro anni di reclusione e 12.000 euro di multa ciascuno Giuseppe Felice Beninati, James Burgio, Gerlando Spampinato e Roberto Santoro, riconosciuti colpevoli del reato contestato (capo 12 dell’imputazione). Condanna anche per Alessio Scirè, due anni e sei mesi di reclusione e 8.000 euro di multa, e per Giuseppe Maurizio Cirrone, ex agente penitenziario, a quattro anni, con l’aggravante dell’interdizione dai pubblici uffici e la decadenza dal rapporto di lavoro con l’amministrazione penitenziaria.
Proprio Cirrone è una delle figure chiave dell’inchiesta: secondo gli atti, avrebbe avuto rapporti sessuali con la compagna di un detenuto in cambio di favori penitenziari. L’agente prometteva chiamate extra e permessi facilitati in cambio di incontri clandestini. Un altro agente coinvolto, Francesco Paolo Patricolo, considerato il fulcro del sistema, è deceduto durante le indagini. Per ogni consegna di droga o cellulare avrebbe intascato 500 euro, oltre a biglietti per il teatro o per la finale di Coppa Italia.
Assoluzioni parziali sono arrivate per altri imputati, tra cui Giuseppe Cirone (per i capi 6 e 7) e Valentina Messina (capo 5), “perché il fatto non sussiste” o “per non aver commesso il fatto”. Il tribunale ha inoltre ordinato la confisca e distruzione delle sostanze stupefacenti sequestrate e la restituzione dei telefoni agli aventi diritto.
Il carcere trapanese, stando alle intercettazioni e alle testimonianze raccolte, era diventato un luogo dove alcuni detenuti godevano di trattamenti di favore grazie alla complicità di alcuni agenti infedeli.
L’operazione “Alcatraz”, partita nel 2018 e culminata con arresti nell’aprile 2023, ha sollevato interrogativi profondi sulle condizioni di sicurezza e legalità all’interno delle carceri italiane. A Trapani, almeno fino a pochi anni fa, c’era chi trasformava il carcere in un mercato clandestino, con la complicità di chi avrebbe dovuto garantire l’ordine.