Dopo il primo Pride a Trapani, l’eco di una rivoluzione gentile che ha scosso la città
È lunedì, ma il vento del cambiamento continua a soffiare forte su Trapani. Ancora si parla, ancora si scrive, ancora si condivide. Perché quello che è successo sabato 26 luglio non è stato solo un corteo, ma un passaggio storico. Una di quelle giornate che segnano un prima e un dopo nella vita di una comunità.
Il primo Pride di Trapani è stato tutto questo: colore, orgoglio, rivendicazione, emozione. E Tp24 c’era. Non solo come testata giornalistica, ma come media partner, come voce alleata, come presidio di libertà. Perché la libertà – di essere, di amare, di esistere – è il cuore del nostro mestiere. E anche se abbiamo dovuto raccontare l’idiozia di certi commenti e l’odio strisciante sui social, lo abbiamo fatto con la consapevolezza che l’unico modo per rispondere era esserci, senza tentennamenti.
Una città che si risveglia
Trapani, sabato pomeriggio, si è svegliata da un lungo silenzio. Il raduno in Piazza Martiri d’Ungheria, il corteo su via Fardella, l’arrivo in Piazza Vittorio Emanuele: migliaia di persone hanno trasformato la città in una grande celebrazione della libertà. Più di 5.000, secondo le stime. Un orgoglio condiviso, che ha coinvolto famiglie, anziani, bambini, drag performer, attivisti, rappresentanti delle istituzioni, come l’Assessore Lele Barbara, gli onorevoli Safina e Ciminnisi. Madrina d’eccezione, Ester Pantano, volto e voce di una Sicilia che ha deciso di alzare la testa.
Tra gli slogan, uno su tutti: “Facciamo la storia. Soffia forte il vento del rinnovamento”. E sì, la storia è stata fatta davvero.
Per chi ancora non capisce
A chi riduce tutto a una “carnevalata”, a una “provocazione oscena”, consigliamo di ascoltare questo podcast di Internazionale: La storia del corteo che 25 anni fa ha cambiato l’Italia. È istruttivo, illuminante, necessario.
Perché no, il Pride non è solo una festa. È memoria, è resistenza, è presente e futuro. È il grido di chi troppo a lungo è stato costretto a tacere.
Le parole che restano
Scrive la giornalista Ornella Fulco:
“Ogni passo in quel corteo è stato un atto di coraggio, ogni bandiera un segno di resistenza, ogni sorriso una ferita che finalmente cicatrizza. Abbiamo visto giovani e anziani, famiglie, attivisti e semplici cittadini uniti da una sola verità: nessun amore è sbagliato. Nessuna identità è invisibile.”
Scrive la nostra Rossana Titone, giornalista di Tp24:
“Se ancora oggi c’è bisogno di affermare nelle piazze che ogni amore merita rispetto, è perché siamo indietro. Ma è una questione culturale. E i commenti idioti sono tutti degli etero. La libertà non si perimetra. Arrivederci, trogloditi.”
Scrive Valentina Villabuona, presidente provinciale del Pd:
“In un momento in cui chi ci governa fa passi indietro sui diritti, Trapani ha dimostrato che il paese reale è un’altra cosa. Dai Pride di tutta Italia emerge un paese migliore di chi lo governa. Che lo capiscano bene a destra: indietro non si torna.”
Sul carro del Pride anche la consigliera Angela Grignano: "A chi si domanda se un Consigliere Comunale può stare su un carro del Pride, rispondo: “Sì! E può fare anche molto di più: può lottare per una città in cui nessuno deve più chiedersi se può essere sé stesso. E poi diciamolo, anche i rappresentanti istituzionali hanno diritto a glitter e diritti umani”. È stato tutto bellissimo: la partecipazione, l’educazione, l’energia, il rispetto, la sicurezza, l’accoglienza. E oggi lo voglio dire forte: Trapani può essere anche questo. Trapani può cambiare! Che questo sia solo il primo di tanti Pride, sempre più grandi, sempre più liberi, sempre più pieni di luce".
Una città da cui non scappare più
Tra i tanti messaggi ricevuti in redazione, uno ci ha colpito più degli altri. È di Carlo, 70 anni, che ha voluto essere presente al Pride nonostante la fatica e il caldo:
“Ho vissuto gli anni ’60 e ’70. Se parliamo di discriminazioni, non ditelo a me. Essere al Pride per me è una rivincita.”
E poi ci sono quelli che da Trapani sono andati via, credendo che non ci fosse spazio per vivere liberi. Alcuni ci hanno scritto da lontano, emozionati, increduli. “Trapani è anche vostra”, ha detto Villabuona. “Tornate a casa. Combattiamo tutte e tutti insieme per i diritti”.
Una conquista di tutti
Il primo Pride di Trapani è stato possibile grazie all’organizzazione di Shorùq Arcigay Trapani, al coordinamento delle autorità per la sicurezza, alla collaborazione tra enti, associazioni, cittadini. Ma soprattutto grazie a chi ha scelto di esserci. Con coraggio, con dignità, con orgoglio.
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