Mediterranea a Trapani: testimonianza shock e sit-in al molo in sostegno dei naufraghi
“Hanno preso questi ragazzi e li hanno scaraventati in acqua, a calci, pugni e coi calci dei fucili”. Così Denny Castiglione, medico e volontario di Mediterranea Saving Humans, ha raccontato la scena vissuta all’alba del 21 agosto.
Siamo a Trapani. La nave Life Support è ferma in porto dopo aver disobbedito all’ordine di dirigersi a Genova e aver fatto sbarcare nel capoluogo siciliano dieci naufraghi in gravi condizioni, provenienti da Siria, Iraq, Iran ed Egitto, tra cui due minorenni.
La giornata si è aperta con la visita di una delegazione nazionale del Partito Democratico, salita a bordo in mattinata per portare solidarietà all’equipaggio: erano presenti la deputata Giovanna Iacono, il parlamentare regionale Dario Safina, la presidente del Pd Sicilia Cleo Li Calzi, Rosalba Di Piazza, Valentina Villabuona e Valeria Battaglia. “Sono persone che hanno già patito indicibili sofferenze – ha detto Iacono – non comprendiamo perché si voglia infliggerne altre a chi vive già in fragilità. Questo governo fa solo propaganda e non affronta mai il tema dell’accoglienza diffusa”.
In serata, invece, al porto di Trapani si è svolto un sit-in spontaneo di cittadini, associazioni e tanti giovani. A partecipare anche l’eurodeputato Leoluca Orlando, che ha definito “illegittimo e disumano” l’ordine di far sbarcare i naufraghi a Genova: “Il salvataggio in mare è dovere del comandante e lo sbarco deve avvenire nel porto sicuro più vicino. Chiediamo al Viminale di ritirare in autotutela gli atti illegittimi contro Mediterranea”.
Al sit-in ha preso la parola anche Antonella Parisi, portavoce di Sinistra Italiana Trapani“Trapani ha dato una grande prova di solidarietà. Mediterranea affronta difficoltà enormi a causa dei decreti Piantedosi e delle aggressioni delle motovedette libiche fornite dallo Stato italiano. Basta con le leggi che criminalizzano la solidarietà e trasformano il Mediterraneo in un luogo di morte anziché di speranza”.
La notte del 21 agosto
Il racconto dell’equipaggio è drammatico. Circondata da otto unità libiche già dal primo giorno di pattugliamento, la Life Support si è vista di nuovo avvicinare all’alba del 21 agosto da un gommone militare: “A bordo c’erano dei ragazzi, li hanno presi e buttati in mare, a pedate e colpi di fucile. Siamo scesi coi nostri gommoni per salvarli. Solo dopo abbiamo capito che altri quattro compagni erano già stati scaraventati in acqua, e non li abbiamo più ritrovati”, racconta Castiglione.
I superstiti hanno parlato di torture nei lager libici: “Ci hanno detto di essere stati bendati, picchiati, sottoposti a scariche elettriche. Erano terrorizzati, i corpi segnati dalle violenze”.
Il tweet di Piantedosi
Dopo lo sbarco a Trapani, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha pubblicato un tweet con la foto della nave e la notizia del fermo, scrivendo: “È lo Stato che contrasta i trafficanti di esseri umani e gestisce i soccorsi in mare. Non le Ong”. Una linea ribadita dalla premier Giorgia Meloni dal palco del Meeting di Rimini, dove non ha speso una parola sugli spari delle motovedette libiche ma ha rilanciato lo scontro con i giudici: “Non c’è burocrate o magistrato che ci impedirà di combattere gli schiavisti del terzo millennio”.
La replica è arrivata da Laura Marmorale, presidente di Mediterranea: “Non prendiamo lezioni da chi sostiene la guardia costiera libica che spara contro le navi umanitarie. Piantedosi smetta con sanzioni e porti punitivi. Il problema non sono le Ong, ma gli accordi che hanno consegnato la Libia ai trafficanti”.
L’esposto alla Procura
Il cuore della vicenda resta nell’esposto penale depositato da Mediterranea alla Procura di Trapani, firmato dal comandante Paval Botica e dal capomissione Beppe Caccia, con l’assistenza legale degli avvocati Serena Romano e Fabio Lanfranca.
L’atto ricostruisce tutta la missione: dalle intimidazioni iniziate il 18 agosto in acque internazionali, con otto unità libiche che hanno accerchiato la nave con armi puntate, fino alla notte del 21 agosto, quando dieci persone sono state scaraventate in mare. Nell’esposto si chiede di accertare le responsabilità penali delle milizie e soprattutto “le eventuali complicità italiane nella collaborazione e nel sostegno a questi gruppi criminali”.
Mediterranea ora rischia una multa da 10 mila euro e un fermo amministrativo. Ma per l’equipaggio il messaggio resta uno: “Prima salviamo le persone, poi discutiamo di tutto il resto. Non accettiamo che il Mediterraneo diventi il più grande cimitero d’Europa”.
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