La "pace eterna" di Trump e il piano per mettere fine al conflitto a Gaza
Donald Trump ha presentato quello che definisce il suo piano per porre fine al conflitto nella Striscia di Gaza. In un lapsus freudiano, l’ex presidente lo ha chiamato “La pace eterna”. Il documento, articolato in venti punti, dovrebbe essere accettato da Hamas entro 3-4 giorni a partire dal 30 settembre.
Tra le misure più attese vi è l’obbligo di restituire entro 72 ore, dall’accettazione pubblica dell’accordo, tutti gli ostaggi – vivi o deceduti. Successivamente, i membri di Hamas che accetteranno di smantellare le proprie armi e di impegnarsi per una coesistenza pacifica otterranno l’amnistia. Chi lo desidera potrà lasciare Gaza con la garanzia di un passaggio sicuro verso altri Paesi.
Il piano prevede inoltre un ambizioso progetto di sviluppo economico: “Il piano Trump di ricostruzione e rivitalizzazione di Gaza sarà elaborato da un gruppo di esperti che hanno contribuito alla nascita di alcune delle città più fiorenti del Medio Oriente. Le proposte di investimento saranno integrate in un quadro di sicurezza e governance, per attrarre capitali, creare posti di lavoro e dare speranza al futuro di Gaza.”
Lo stesso Trump ha dichiarato di voler trasformare Gaza in una sorta di resort a cielo aperto, sostenendo: “Gaza sarà riqualificata a beneficio della popolazione, che ha già sofferto abbastanza.”
Sul piano politico, Gaza dovrebbe essere governata da un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, affiancato da esperti internazionali e supervisionato da un nuovo organismo di transizione, il “Board of Peace”, presieduto da Donald Trump insieme ad altri leader globali, tra cui l’ex primo ministro britannico Tony Blair. Questo organismo gestirà i finanziamenti fino a quando l’Autorità Nazionale Palestinese non avrà introdotto riforme in linea con la proposta franco-saudita e con una roadmap europea per la creazione di uno Stato palestinese indipendente.
Di tutt’altro avviso il premier israeliano Benjamin Netanyahu, che ha liquidato con fermezza qualsiasi ipotesi di Stato palestinese: “Non lo accettiamo assolutamente, e non è nemmeno scritto nell’accordo. Siamo fermamente contrari a uno Stato palestinese. Anche il Presidente Trump lo ha detto: comprendiamo la nostra posizione. Ha dichiarato all’ONU che una simile mossa rappresenterebbe un’enorme ricompensa per il terrorismo e un pericolo per Israele. E ovviamente, non la accetteremo.”
Il piano di Trump, dunque, si muove tra promesse di “pace eterna” e un contesto politico che resta intrappolato in contraddizioni e rifiuti reciproci.
Vittorio Alfieri
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