Un anno dopo l'enfatico annuncio del "Progetto Albania" voluto dalla premier Giorgia Meloni, i centri per migranti realizzati sull'altra sponda dell'Adriatico si rivelano essere un "monumento allo spreco e alla propaganda", una carissima chimera con un'efficacia operativa pari a zero e un elevato costo umano. Quella che doveva essere la soluzione "innovativa" per "contrastare il traffico di esseri umani" e "prevenire i flussi migratori illegali", si è tramutata in una "cattedrale nel deserto", come emerso da un recente blitz ispettivo di parlamentari dell'opposizione.
Un flop da un milione a migrante.
I numeri, si sa, non mentono. E in questo caso, gridano allo scandalo.
Capienza teorica e realtà. La capienza complessiva prevista era imponente: 880 posti per il centro di prima identificazione (Hotspot) a Shëngjin e 144 posti nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) a Gjadër (con un potenziale di 3.000 persone al mese). La realtà, un anno dopo, è desolante: l'hotspot di Shëngjin è "abbandonato" e "chiuso", mentre nel CPR di Gjadër sono detenute solo 25 persone su 830 posti disponibili.
Numeri irrisori: in un anno, nel CPR di Gjadër sono transitate "solo 220 persone", un'inezia rispetto ai 3.000 previsti mensilmente.
Costo esorbitante e inefficacia: Riccardo Magi (+Europa) ha concluso caustico: "questa propaganda costa più di un milione a migrante". Il costo totale del protocollo Italia-Albania in 5 anni è stato stimato in circa 653-680 milioni di euro, con un posto letto che sarebbe costato oltre €150.000, contro i circa €21.000 in Italia. Ma per cosa?
Circa il 70% dei trattenimenti a Gjadër non viene convalidato.
Una trentina di persone sono tornate in Italia per la loro "condizione vulnerabile".
I rimpatri effettivi finora sarebbero stati solo una quarantina, e in ogni caso coloro che vengono rimpatriati devono "ripassare per l'Italia".
In sostanza, un'enorme opera che, pur di "non mostrare al mondo un centro che si svuota completamente," ha continuato a trasferire "illegittimamente" persone dai CPR italiani, creando un dispendio di risorse che "poteva serenamente essere fatto dall'Italia".
"Peggio del 41 bis"
Dietro i numeri del fallimento, c'è la cruda realtà della detenzione. I parlamentari in visita hanno documentato un "lungo catalogo di sofferenze inutili".
Disumanità e Maltrattamenti. I detenuti, spesso "imbambolati" o "in stato catatonico," sono tenuti "sotto controllo" con l'assunzione di psicofarmaci come Rivotril e Tavor, pratica tristemente nota anche nei CPR italiani.
Violenza su sé stessi. Il registro degli "eventi critici" a Gjadër conta 95 episodi da aprile (75 in un anno), con 20 in più rispetto a luglio, inclusi atti di autolesionismo, ingestione di lamette e batterie, tentativi di autostrangolamento e sciopero della fame.
Isolamento e Incertezza. Molti ospiti "non sanno neanche di essere in Albania" o hanno perso i contatti con le famiglie. I trasferimenti avvengono da diversi CPR italiani, con "profili diversissimi" e senza un criterio chiaro, se non quello di "dimostrare che il centro funziona". Le giornate sono "prive di senso," senza attività né accesso al telefono cellulare. Un siriano, Khalid, che ha esperienza di vita in Italia, ha sintetizzato la situazione così: "Qui è peggio che al 41 bis, siamo condannati, murati vivi".
Omertà istituzionali e dubbi legali
L'operazione è stata avvolta da una "cortina di silenzio" e un "velo di omertà", con il Viminale che nega informazioni sul numero di ospiti e sui criteri di trasferimento.
I Trasferimenti Illegittimi. I parlamentari dem hanno denunciato che il Governo italiano "continua a trasferire illegittimamente decine di persone dai Cpr italiani".
La Cassazione e la CGUE. La Corte di Cassazione, a fine maggio, ha sollevato "gravi dubbi di compatibilità" dei centri albanesi con la Direttiva Rimpatri e la Direttiva Accoglienza dell'UE, chiedendo un rinvio pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE). A inizio agosto, la CGUE stessa ha emesso una sentenza sui "Paesi sicuri" che ha "incrinato di fatto in profondità la legittimità del progetto Italia-Albania".
Nonostante i dubbi legali e l'inefficacia, l'esecutivo ha "continuato a ignorare il provvedimento" della Cassazione e i trasferimenti sono proseguiti. L'immagine è quella di un governo che ignora le sentenze e mantiene in piedi una struttura fallimentare "solo per assecondare la propaganda di Meloni".
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