Trapani e buona parte della provincia stanno vivendo una delle fasi più delicate della crisi idrica degli ultimi anni: turnazioni sempre più rigide, riduzioni di portata e interi comuni che ricevono acqua solo poche ore al giorno. E mentre il lago Garcia continua a non riempirsi, i pozzi privati – che potrebbero offrire un contributo importante – restano di fatto inutilizzabili a causa di una normativa regionale che, secondo il sindaco Tranchida, è “assurda e fuori dalla realtà”.
Il primo cittadino lo ha detto chiaramente durante l’ultima assemblea dell’ATI Idrica: «L’acqua è vita, quando manca è malavita. E quando ci sono norme che vietano ai comuni di utilizzare pozzi certificati dall’Asp, pur in emergenza, siamo davanti a una follia amministrativa. È una norma nazionale recepita in Sicilia in modo rigido e assurdo».
Il punto è semplice: molti pozzi cittadini, pubblici o privati, hanno acqua perfettamente potabile secondo le analisi dell’Asp, ma non possono essere immessi in rete perché la legge impone distanze minime da fognature o aree urbane che, nei fatti, rendono inutilizzabile la maggior parte delle fonti presenti nei centri abitati.
Una rigidità che Tranchida definisce “non solo illogica, ma dannosa in un contesto di emergenza conclamata”. Secondo il sindaco, la Regione dovrebbe intervenire subito: «Il presidente ha il dovere politico di assumere i poteri di Protezione Civile regionale e autorizzare deroghe temporanee. È impensabile che, mentre i comuni restano a secco, non si possa utilizzare acqua potabile certificata solo perché un pozzo si trova a meno di 200 metri da un’area urbana».
Il paradosso è evidente: mentre il Garcia è ridotto al minimo storico – anche a causa dei 5 milioni di metri cubi prelevati per scopi irrigui in estate – e le turnazioni si allungano, centinaia di litri al secondo potrebbero teoricamente essere immessi in rete, ma restano “bloccati” dalla burocrazia.
Il risultato è che si continua a razionare. A Trapani e Misiliscemi il sistema di Bresciana regge, ma solo perché sotto pressione costante. Nei comuni dell’interno – Calatafimi, Vita, Salemi, Santa Ninfa, Gibellina, fino a Buseto e Valderice – l’erogazione è a singhiozzo e i serbatoi non riescono più ad andare in pressione.
L’ATI ha già fatto sapere che, con gli attuali livelli del Garcia, tra dicembre e gennaio la situazione potrebbe diventare ancora più critica. E mentre Siciliacque tenta prelievi straordinari tramite zattere galleggianti e si pianifica il trasferimento d’acqua dal lago Arancio, la domanda resta la stessa: perché non utilizzare tutto ciò che già c’è?
Tranchida insiste: «Se la Regione autorizza la deroga, i sindaci possono immettere in rete acqua controllata dall’Asp, senza inventarsi soluzioni di fortuna. In questa fase servono coraggio e responsabilità, non burocrazia».
In questo quadro interviene anche la deputata regionale Cristina Ciminnisi (M5S), che allarga il fronte dello scontro: «Siamo davanti alla follia paradossale delle dighe Trinità e Garcia. L’acqua del Trinità rischia di finire in mare mentre i comuni trapanesi restano senz’acqua potabile».
La deputata denuncia immobilismo e responsabilità precise: «La Regione non ha mai avviato i lavori per innalzare il livello della Trinità, nonostante la richiesta fosse arrivata dagli stessi uffici regionali. Il risultato? L’invaso è a 61,88 metri, appena 12 centimetri dal limite: oltre si scarica tutto in mare».
E attacca duramente: «Il Governo Schifani è assente, la Cabina di regia inefficiente. Nessun intervento strutturale, solo misure spot mentre i sindaci fronteggiano da soli la crisi».
Ciminnisi parla di “tempesta perfetta senza acqua”: «Il Garcia si prosciuga, il Trinità rischia lo spreco programmato e le città restano a secco. La Regione ha causato l’ennesima guerra tra poveri, tra agricoltori e cittadini costretti a contendersi ciò che resta».